Meno di 30
I Viaggi di Robi

VENEZIA 74 - "Il Contagio" alle giornate arriva la Periferia


Tratto dal romanzo omonimo di Walter Siti, il film di Daniele Coluccini e Matteo Botrugno racconta la periferia romana tra cronaca e tradizione popolare


VENEZIA 74 -
Vincenzo Salemme e Vinicio Marchioni ne "Il Contagio"
Se nel loro film desordio Botrugno e Coluccini andavano a esplorare Corviale, con lo sguardo non troppo esperto di cose di periferia ma almeno giovane e ingenuo, ne "Il Contagio" si affidano, per raccontare la periferia romana, addirittura a un modenese trapiantato a Milano e che un po come la volpe con luva finisce per sostenere nel suo romanzo che Per me ormai Roma questa, non quella del Pantheon o di Piazza Euclide: non i monumenti di gesso che si ammirano dal Gianicolo n il giro di cupole e campanili che disegnano i gabbiani dalla terrazza Olivetti. La Roma che per lui era straniera, da volerci quasi il visto per entrarci: ormai straniera anche per me (prosegue Walter Siti); non mi restano che le borgate, ma le borgate senzanima, perch lanima delle borgate era lui.
Lui era Marcello, il personaggio interpretato da Vinicio Marchioni, che finisce male per aver provato a fregare i malavitosi del quartiere. E questo brano, insieme ad altri del romanzo, viene letto da Vincenzo Salemme, Walter, professore e scrittore di periferia.

Siti grande esperto e curatore dellopera di Pier Paolo Pasolini, ma non Pasolini. Ci puoi mettere lo scrittore omosessuale, ci puoi mettere limmigrazione interna di nuova generazione (dalla Campania o dalla Calabria) ci puoi mettere quel che credi di aver visto oggi in borgata ma senza neanche arrivare a sfiorare la poesia, lo sguardo e il talento di Pasolini.

E, malgrado gli sforzi, i due registi non riescono ad aggiungere al racconto originale lingrediente giusto, capace di convogliare lempatia dello spettatore verso questo o quel personaggio, la curiosit verso questo o quellepisodio. Anche laggiornamento di cronaca, con i banditi del quartiere, comandati da un certo Carmine (il bravo e misurato Nuccio Siano, anche coautore della sceneggiatura) che si allargano verso la politica e cominciano a gestire una cooperativa sociale truffaldina, ricordando da vicino le vicende di mafia capitale.

Anche qui non c appeal, la storia fredda e le modalit gi viste, rimanendo tentativo di attualizzare il film lavorando su una cronaca da tg che non arriva da nessuna parte.

"Il Contagio" comincia con un esercizio di stile, un piano sequenza che mostra la facciata e gli abitanti di un palazzo di una periferia che pi prima che poi sar gentrificata, ricacciando per due spicci oltre il sacro Gra la massa di disoccupati, delinquentelli senza cervello e meridionali chiacchieroni che gli autori hanno piazzato l, nel quadretto condominiale. Stile che prosegue, tra un romano tramonto e laltro, con molte scene girate a mano e le inquadrature volutamente mosse che fanno verit ma mai novit.

Questo di Botrugno e Coluccini un film molto scritto e costruito (i personaggi parlano a mitraglia) e non ha, come detto, la profondit del racconto firmato Pier Paolo Pasolini, ma neanche la forza cinematografica e dintrattenimento dei film di Stefano Sollima, provando per a superare lopera dautore grazie a un cast di tutto rispetto, tra il televisivo e il cinematografico commerciale, insomma che fa botteghino: da Vinicio Marchioni a Vincenzo Salemme, da Anna Foglietta a Giulia Bevilacqua, fino a Maurizio Tesei, tanto preciso in Jeeg Robot di Mainetti quanto sfrenato nei panni del coatto ripulito ma sempre coatto.

01/09/2017, 15:30

Natalia Giunti