METTI LA NONNA IN FREEZER - ... e vivi felice e contento
Il presupposto, anche se un po’ trito, è buono, agganciato all’attualità. I malanni di un paese come il nostro e i rimedi, spesso illegali, per curarli. E così a fronte di un Maresciallo della Finanza integerrimo,
Fabio De Luigi, che caccia e arresta i finti invalidi, c’è una sventurata restauratrice,
Miriam Leone, che rischia il fallimento perché lo Stato non le paga i 120 mila euro che le deve da tempo per i suoi lavori.
E dunque come risolvere la faccenda per non sparire? Mettendo la nonna (
Barbara Bouchet), morta di colpo, nel congelatore e continuando a percepire la sua pensione con cui mandare avanti la baracca.
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Metti la Nonna in Freezer" poteva partire da questi spunti per diventare frizzante e interessante ma si incarta nei soliti stereotipi del cinema italiano, dove l’amore, la famiglia, i figli sembrano ingredienti indispensabili per soddisfare le esigenze di un pubblico da soap opera. L'amore non è solo un elemento della commedia ma diventa il motore, il cardine e la soluzione della storia.
Agli stereotipi da commediola cotta e mangiata si aggiungono i soliti vizi in fase di scrittura, con la casualità che prende il sopravvento quando ogni circostanza potrebbe complicarsi (e diventare interessante). Le situazioni vanno a svilupparsi e a risolversi con una leggerezza che sfiora la superficialità sfruttando l’abusato alibi della “fiaba moderna” nel momento in cui non si sa più che pesci andare a prendere, dimenticando, da una scena all'altra, che si è partiti con le cinture ben allacciate alla cronaca e all'attualità.
Superficialità anche nella scrittura dei personaggi che sembrano più impegnati a mettere pezze alla storia che a crearla con le loro vicende. I dialoghi e le situazioni spesso irreali non aiutano gli interpreti costretti a fare gli straordinari lavorando sui tempi, traditi, da commedia.
E anche un'outsider come
Lucia Ocone fa fatica a colpire con i suoi tempi comici eccezionali.
12/03/2018, 09:05
Stefano Amadio