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Note di regia di "Una Storia Senza Nome"


Note di regia di
Una Storia Senza Nome
Una storia senza nome un film sul cinema, un atto di fede, ironico e paradossale, sulle sue capacit di investigare la realt e di trascenderla. Si sempre sostenuto che limmaginazione, anche la pi potente e visionaria, paghi il prezzo di una impotenza a priori: limpossibilit di provocare effetti reali. Il mio film, in modo giocoso, e mi auguro divertente, mostra il
contrario.
Mi faceva piacere, in un momento in cui il cinema appare pi fragile e marginale, raccontare una storia al cui centro ci fosse un film e il suo misterioso, imprescindibile, legame con la realt.
Con Angelo Pasquini e Giacomo Bendotti abbiamo scelto una vicenda leggendaria degli annali criminali italiani, il furto della Nativit di Caravaggio, avvenuto a Palermo nel 1969, un tempo in cui la citt era preda del crimine organizzato, cio della mafia, e anche della pi completa indifferenza civile. Quellanno i ladri prelevarono il quadro dallo splendido Oratorio di San Lorenzo, scolpito dal grande scultore Giacomo Serpotta, e in una notte di pioggia lo portarono via con unApe.
Molti anni dopo, il pentito Francesco Marino Mannoia rivel che si era trattato del primo furto su commissione eseguito dalla mafia. Raccont anche di come la tela, al momento dessere srotolata davanti al misterioso committente, si fosse sbriciolata in mille, minuscoli, frammenti. In seguito, altre deposizioni di pentiti contraddissero o amplificarono questa versione, sino a quando i mafiosi, poco prima degli attentati che colpirono Firenze, offrirono allo Stato la restituzione del quadro in cambio di un ritocco sostanziale del 41 bis. La strage dei Gergofili spazz via, in modo definitivo,quellassurda trattativa.
Se custodire e tramandare la bellezza la forma pi elementare di civilt, questo grado minimo in Italia sempre stato a rischio. La nostra storia civile, densa di crimini e oscurit, offre infatti una cronaca mutilata di cui solo un atto fantastico pu restituirci il senso. Ecco, il mio film un atto fantastico.
Un capolavoro rubato e dato in pasto ai porci, come riferirono altri pentiti, infatti un racconto perfettamente aderente ai nostri trascorsi, un ottimo pretesto per un narratore che voglia creare una miscela tra fatti reali e fatti immaginati.
Ora che il film sul punto di uscire, si annunziano nuovi sviluppi delle indagini, e si ipotizza che il quadro, dopo essere stato rubato da ladri comuni, fosse stato consegnato alla mafia, che, dopo averlo tagliato a pezzi, lo avrebbe venduto a un mercante svizzero.
Sin qui la cronaca, vera o falsa che sia. Veniamo alla finzione.
Al centro del plot del film c una giovane donna, Valeria (Micaela Ramazzotti), che vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna affascinante e nevrotica, (Laura Morante). Valeria lavora come segretaria di un produttore cinematografico, ma nessuno sa che lei a scrivere le storie firmate da uno sceneggiatore di successo, Alessandro Pes, (Alessandro Gassmann).
Tutto inizia quando Valeria incontra un uomo misterioso, un poliziotto in pensione, (Renato Carpentieri), che le regala una storia. Da quel momento, la sceneggiatrice si trover immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco.
Con questo film avevo voglia di ritornare a un tono leggero, e di ritrovare temi che mi accompagnano da sempre: il fascino dellimpostura, i sentimenti nascosti che aspettano il momento propizio per uscire allo scoperto, gli equivoci che fanno dimprovviso deragliare la vita lasciandone esplodere il lato comico e imprevisto.
A chi mi chiede se il mio film una commedia rispondo con una fras di Billy Wilder: Quando sto per fare un film non lo classifico mai, non dico che una commedia, aspetto lanteprima, se il pubblico ride molto dico che una commedia, altrimenti dico che un film serio o un noir.

Roberto And