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Note di regia di "Where is Europe?"


Note di regia di
Where is Europe?
La mattina del 24 giugno 2016 è stata la peggiore della mia vita. I risultati del referendum della Brexit hanno creato sin da subito una strano senso di separazione nella sfera pubblica. I media hanno iniziato a parlare dell’impatto della Brexit sull’economia, il Primo Ministro britannico si è dimesso, i casi di xenofobia sono aumentati in poco tempo e ad una velocità a dir poco inquietante.
Vivo a Londra da quasi cinque anni. Ho completato qui il mio Dottorato di Ricerca in Film e contribuito alla formazione di tanti studenti mentre al contempo insegnavo part-time alla Sapienza di Roma e lavoravo con i miei colleghi di Daitona, producendo film e campagne pubblicitarie. Tuttavia, quella era la prima volta che una parte consistente dei media britannici ci chiamava “EU migrants - migranti europei” mentre fino al giorno prima ci indicavano come “EU citizens - cittadini europei”. Questa modifica apparentemente trascurabile era ovunque: articoli, video, strategie di comunicazione. Ho iniziato a domandarmi cosa volesse dire essere una “migrante” e avere un’identità “europea”. Mi sono chiesta se per caso non ci fosse una correlazione tra questi due status e concetti. Più di tutto però, ho iniziato a interessarmi di cosa possa succedere quando la politica rinforza le proprie strategie di comunicazione attorno a discorsi di migrazione e di identità.
Sono nata nel 1989. Non ho vissuto la guerra. Non ricordo il muro di Berlino. Non ho mai avuto fame per un singolo giorno della mia vita. Sono una millennial, e come tale ho beneficiato della mia cittadinanza europea potendo lavorare, studiare, viaggiare e vivere in qualunque altro stato dell’Unione senza pensare per un solo istante di stare agendo illegalmente.
Tutto questo era per me - tanto quanto lo è per la mia generazione - facile, naturale, scontato.
È in questo clima di Brexit che durante un viaggio in Sicilia - un’isola meravigliosa del mio bellissimo paese d’origine - ho assistito ad uno sbarco al porto di Palermo. Certo, non era la prima volta in vita mia che vedevo una persona migrare utilizzando delle rotte poco sicure. Tuttavia, è stato in quel preciso momento che ho realizzato che forse potevo fare qualcosa. Quindi ho deciso di fare cioè che nella vita so fare meglio: raccontare una storia.
“Where is Europe?” è una storia di migrazione, ma senza migranti.
“Where is Europe?” è una storia di politica europea e dei suoi limiti, ma senza alcuna istituzione coinvolta.
“Where is Europe?” è una storia di identità europea e del futuro dell’Unione, ma per la prima volta vissuta attraverso gli occhi e le voci della parte più trascurata, inascoltata e non-raccontata d’Europa: i suoi cittadini.
Ho potuto completare questo progetto solo grazie al fondamentale supporto di SOS MEDITERRANEE e del loro team di Medici Senza Frontiere a bordo. Soprattutto però, un grazie speciale va ai miei colleghi della Daitona, che hanno prodotto e contribuito a portare a termine questo lavoro.
Spero che questo progetto possa aiutarci a ridefinire il modo in cui spesso rappresentiamo e parliamo di migrazione nel discorso pubblico. Credo sia un atto necessario, alla luce di questi tempi di precarietà internazionale.

Valentina Signorelli