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TFF36 - SEX STORY, il Sesso e la tv


Il documentario di Cristina Comencini ripercorre le tappe dell'immagine femminile dalla nascita della tv italiana. Un ruolo troppo spesso relegato all'estetica


TFF36 - SEX STORY, il Sesso e la tv
Sex Story di Cristina Comencini
A Torino c'è "Bulli e Pupe", di Steve Della Casa e Chiara Ronchini, che percorre la storia del sentimento nel dopoguerra e c’è "Sex Story" di Cristina Comencini, montato da Edoardo Morabito, che racconta l’utilizzo della donna nella società dell’immagine. La tv prima, con le tante annunciatrici, assistenti, vallette, la stampa specializzata poi dove l’immagine della donna non è più di contorno ma protagonista, relegata però ad essere esclusivamente oggetto del desiderio maschile. Desiderio che è strumento per vendere prodotti e dunque subito individuato dalla pubblicità per arrivare al cliente.

Cristina Comencini raccoglie tanto materiale dalla televisione che alla bellezza femminile ha dato un ruolo, come il cinema del resto, associandolo però di rado a un carattere, a un personaggio capace di andare oltre le forme o il sorriso.
Raffaella Carrà sapeva ballare, cantare e presentare ma in "Sex Story" la vediamo solo in una scenetta con Alberto Lupo nella quale si parla di lei per il famoso ombelico scoperto tralasciando tutto il resto.

Il rischio di voler sembrare oggettivi, neutri, di mostrare solo le cose come stanno è che l’interpretazione di ciò che si vede può finire, facilmente, per essere lasciata alla soggettività. E dunque le donne delle situazioni mostrate nel film di Cristina Comencini, selezionate con criteri sicuramente oggettivi, potrebbero sembrare causa e non effetto della situazione stessa, cioè oggetti del potere maschile. Non parlano, non dicono la loro, se non in interviste dove vengono messe alla berlina, fanno carriera con il corpo che usano per far soldi, vendere prodotti e inebetire il maschio che crede soltanto di esserne padrone ma finisce sistematicamente per ridursi a vittima, comprando prodotti che, come dice il documentario, spesso non sapeva neanche esistessero.

Quello che esce dal documentario di Cristina Comencini è un’immagine di donna che vuole giustamente raggiungere il maschio attraverso ogni mezzo, ma il messaggio che arriva è che spesso prenda la via più veloce, quella dell’estetica e del sesso, tra ammiccamento e sfoggio di “leggerezza”. Per fortuna la Rai non fu solo questo per le donne e di certo furono in molte quelle che riuscirono a realizzarsi attraverso qualità che non tenevano conto delle misure.

29/11/2018, 17:00

Stefano Amadio