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Note di regia di "Mon Clochard"


Note di regia di
Una scena di "Mon Clochard"
Davide Mandelli abita in periferia, in un classico condominio, da cui esce fisicamente per far la spesa e andare al lavoro, ma in realt intrappolato allinterno di quel microcosmo. Vediamo evolvere questa sensazione claustrofobica parallelamente alla sua ossessione. Quando fa la sua comparsa il clochard, accolto con amore inspiegabile dagli altri condomini, realt e finzione si mescolano: come possono i vicini far entrare uno sconosciuto in casa? Sono forse sotto linfluenza di un qualche incantesimo?
La solitudine unaltra protagonista della storia; il senzatetto trovato dai vicini davanti al condominio avvolto dalla solitudine, ma il nostro protagonista lo ancora di pi. Davide si accorger troppo tardi di non essere mai stato cosi vicino al non essere solo con larrivo del clochard. La sua anonima vita, che scorreva quotidianamente senza troppe difficolt, non potr pi tornare come prima. Gli stati danimo sembrano paradossalmente rovesciati: la rabbia che Davide prova per il senzatetto essenzialmente positiva; unemozione autentica che infatti lo porter alla comprensione. Lamore idealizzato ma magico dei vicini lo percepisco negativo: un sentimento effimero. Il punto di vista privilegiato sar sempre quello di Davide; il nostro protagonista ossessionato e noi cercheremo di sviscerare questa fissazione, saremo quindi sempre al suo fianco. Non mi interessa descrivere gli avvenimenti della storia come un passante che casualmente si trova di fronte al condominio, lo spettatore si trova allinterno. Ed ecco che le situazioni che ad un occhio distratto ed esterno potrebbero sembrano assurde diventano per noi, e viceversa, la normalit, anche se straniante.

Gian Marco Pezzoli