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L'ESTATE PIU' BELLA - Il concetto di diverso


Gianni Vukaj realizza un documentario in collaborazione con AIAS - Associazione Italiana Assistenza Spastici


L'ESTATE PIU' BELLA - Il concetto di diverso
In un Italia di qualche decade fa ancora estremamente suscettibile e poco disposta al “diverso”, un gruppo di uomini e di donne decide di infrangere questo muro culturale e di dedicare la propria vita alla felicità e il benessere delle persone diversamente abili.
L’Estate più Bella del regista Gianni Vukaj è quindi il racconto di come, attraverso l’indefettibile forza d’animo delle madri e il genuino altruismo di molti altri operatori, l’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) sia riuscita a ridare dignità alla vita delle persone affette da sindrome di down regalando loro ogni anno un’intera estate sulle spiagge della Versilia.

Amore e bellezza sono senza dubbio le due parole chiave che costituiscono le fondamenta sui cui si poggiano la forza e il messaggio del documentario. Questo progetto sociale parte infatti dalla convinzione che la bellezza sia una componente imprescindibile per la serenità delle persone. Da qui l’idea di far trascorrere a questi ragazzi quattro mesi in una terra schiacciata tra mare e montagne in cui il Bello fa da padrone. Oltre a questo aspetto, è l’amore a emergere come elemento dal potere travolgente.

Gli occhi e le parole delle madri non negano il dolore della situazione che vivono né nascondono le loro delusioni, ed è proprio in questa lucida consapevolezza della loro condizione e nell’amara sincerità dei loro discorsi che la loro virtù d’animo si mostra in tutta la sua instancabile tenacia. Non è di minor rilevanza il sentimento che spinge gli operatori dell’associazione a dedicarsi a questa causa, per un amore, il loro, che non nasce da un vincolo di sangue ma da una naturale inclinazione d’animo.

L’Estate più Bella ci mostra il volto migliore della nostra Italia, un Paese che nel corso dei decenni ha cambiato la propria mentalità, anche grazie al lavoro dei protagonisti. Sono 50 minuti di documentario che non hanno alcun intento di suscitare compassione o pietà, non sono questi i sentimenti che si provano guardando questa pellicola. Ciò che si prova è ammirazione per il coraggio di non arrendersi e allegria nel vedere volti sereni, constatando così che la felicità non sta nell’essere o meno “normodotati”, ma risiede nell’amore incondizionato che riceviamo dalle persone che abbiamo accanto.

15/02/2019, 08:53

Gabriele Nunziati