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DAFNE - La Sindrome, l'affetto e la crescita obbligata


Il film di Federico Bondi segue la linea del cinema del reale raccontando la storia di una ragazza Down e della sua famiglia. Con Carolina Raspanti, Antonio Piovanelli, Stefania Casini. Presentato alla Berlinale nella sezione Panorama ha ottenuto il riconoscimento dalla Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica.


DAFNE - La Sindrome, l'affetto e la crescita obbligata
Carolina Raspanti e Antonio Piovanelli in "Dafne"
Dopo il Premio Fipresci alla Berlinale 2019, il film di Federico Bondi arriva al cinema il 21 di marzo, portando un soggetto rispettabile e andando a toccare un argomento interessante che spesso utilizza il cinema come mezzo per affrontare il problema. Dafne (Carolina Raspanti) è portatrice di sindrome di Down, ha circa trent'anni e vive nella massima tranquillità la sua condizione. La chiave che dovrebbe far virare il film verso una diversa consapevolezza, un salto di integrazione e un nuovo e più profondo rapporto con il padre, è la morte improvvisa della mamma.

I non più giovani genitori si occupano con grande affetto e attenzione di Dafne, malgrado lei sia del tutto indipendente, ma la mancanza di una certezza come quella rappresentata dalla madre (Stefania Casini), la sconvolge lasciandola faccia a faccia con la realtà che si capovolge. È lei ora a doversi occupare del papà (Antonio Piovanelli) che comincia a sentire il peso degli anni e della perdita improvvisa della moglie.

Il film di Bondi, malgrado l’aspetto da “cinema del reale” è costruito su una strutturata sceneggiatura di finzione, ed è questa via di mezzo a non convincere, perché ad un uso molto distaccato della macchina da presa corrisponde una recitazione quasi teatrale degli attori, con le battute a memoria e i movimenti ordinati ma macchinosi.

Purtroppo "Dafne" non cresce. Sia il personaggio che sin dall’inizio appare indipendente, matura e differente dalla comune definizione del morbo da cui è affetta e che non cambia più di tanto nel corso della storia, sia il film che ha un solo spiraglio d’autore quando la ragazza ritrova un palloncino gonfiato dalla mamma e che contiene dunque ancora vivo il suo respiro.

15/03/2019, 09:00

Stefano Amadio