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Note di regia di "Un'Avventura"


Note di regia di
Le canzoni di Battisti e Mogol anche a distanza di tanti anni dalla loro pubblicazione risultano forti, poetiche ed evocative, sia perché prive di retorica (e quindi estremamente moderne), sia perché dietro ognuna di esse si indovina sempre una storia.
Questi brani sono pietre miliari nella storia della musica italiana ed è stato un grande privilegio poterle utilizzare nel film.
Ma è stata anche una grande sfida drammaturgica e registica integrare le canzoni nel tessuto del film evitando un pericoloso effetto jukebox con le canzoni sganciate dal resto del testo. Era necessario che le canzoni diventassero indispensabili momenti della storia e non parentesi di puro intrattenimento.
Questo lavoro lo ha impostato bene Isabella Aguilar, autrice del soggetto e della sceneggiatura del film, che ha scritto la storia attorno e dentro le canzoni di Battisti e Mogol.
Poi è toccato a me insieme ai più stretti collaboratori ‐ su tutti Luca Tommassini (autore delle coreografie), Pivio e Aldo De Scalzi (che hanno curato gli arrangiamenti delle canzoni e composto alcuni brani strumentali originali) ‐ continuare il lavoro di amalgama, di mescolanza, di osmosi e di combinazione, tra le scene dialogate, quelle cantate e quelle danzate cercando di rendere più fluido possibile il flusso emotivo del racconto. Evitando solchi troppo profondi tra le varie parti. Nonostante questo tentativo di dare organicità al film non sono stato rigido nell’impostazione delle scene musicali. Ho utilizzato linguaggi diversi: in certi casi (ad esempio in “Io vivrò”) siamo vicini a quello del videoclip (il protagonista canta in contesti reali ma non viene ascoltato dagli altri personaggi e a volte si rivolge direttamente verso la macchina da presa); in altre scene invece il cantato si sostituisce al dialogo (ad esempio in “Non è Francesca” la conversazione tra il protagonista e un amico senza soluzione di continuità diventa cantata). In altri casi invece il canto e la danza trovano un addentellato realistico dentro la scena: ad esempio in “Uno in più” c’è una festa hippie in spiaggia che giustifica il canto e la danza collettiva.

SCELTE VISIVE
Dal punto di vista strettamente visivo ho scelto di girare liberamente alternando macchina a mano, carrelli, steadycam o dolly a seconda delle necessità della scena. Ho cercato invece di dare coerenza al film soprattutto dal punto di vista cromatico. Abbiamo raccontato gli anni settanta e ottanta combinando soprattutto sfumature di giallo e di blu (intendendo per giallo tutta una scala di colori secondari che va dal marrone al beige e per blu gradazioni intermedie come il ciano e il ceruleo). Indicazioni cromatiche di massima che hanno però contribuito a dare identità al film orientando le scelte dei costumi, delle luci e della scenografia. Un’altra scelta molto rilevante sul piano visivo è stata quella di utilizzare lenti anamorfiche (una serie di preziose ottiche anni settanta che con le loro aberrazioni hanno rafforzato subliminalmente il senso dell’epoca).

LA MUSICA
Per quel che riguarda gli arrangiamenti delle canzoni a volte siamo stati molto conservativi. In altri casi invece abbiamo dato al brano un sapore differente per adattarlo a un particolare stato d’animo o a un particolare contesto (ad esempio “Non è Francesca” è arrangiata come un tango perché abbiamo ambientato la scena in una milonga). Quasi sempre la struttura della canzone è quella originale. In qualche caso abbiamo fatto delle scelte più ardite con il proposito di legare meglio la canzone alla scena. Ad esempio “Acqua azzurra” è stata scomposta. Sono state isolate le strofe che vengono cantate dal protagonista a cappella mentre i ritornelli vengono eseguiti in seguito tutti assieme con accompagnamento musicale e coreografia.
A volte abbiamo girato le scene cantate ricorrendo al playback (con le voci dei due attori incise in precedenza) mentre in altri casi abbiamo preferito la presa diretta. Ad esempio in “Acqua azzurra” Riondino canta le strofe a cappella dal vivo. Questo ha complicato molto la ripresa della scena dal punto di vista tecnico ma ha permesso all’attore di interpretare il brano con più libertà. Stessa cosa nel finale del film: Riondino e Chiatti cantano in presa diretta e a cappella (la musica orchestrale in questo caso è stata aggiunta in post produzione). L’interpretazione è molto calda e spontanea e per questo racconta meglio l’emozione della scena.
In altri casi invece abbiamo scelto di utilizzare il playback per avere molta più libertà visiva.

LE COREOGRAFIE
Il coinvolgimento di Luca Tommassini è cominciato durante la revisione della sceneggiatura. Alcune idee coreografiche abbozzate nel testo sono state sviluppate con lui. Altre invece sono state proprio suggerite da Luca in alcune sedute di brainstorming con me e la sceneggiatrice. Come il canto anche la danza è stata utilizzata in modi differenti: a volte ha trovato una giustificazione “realistica” nella scena. Ad esempio nella prima parte di “Acqua Azzurra” Matteo/Riondino improvvisa buffamente un balletto per sedurre Francesca. Solo nell’ultima parte della scena il movimento diventa meno improvvisato e il livello di stilizzazione più marcato.
Altre volte invece la danza si sostituisce alla recitazione senza nessun tipo di giustificazione utilizzando semplicemente la convenzione del musical dove il canto, il ballo e la recitazione sono solo modi diversi per dire la stessa cosa. La scena in tribunale ad esempio da realistica e dialogata diventa cantata e infine ballata.

Marco Danieli