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VENEZIA 76 - "Lessons of love" da Biennale College


Chiara Campara esordisce nel lungometraggio con la storia di un pastore trentenne indeciso sul suo futuro


VENEZIA 76 -
Lessons of love
Racconti dai margini, vita pastorale a confronto con le modernità di una cittadina, destini da sciogliere e futuri da scegliere: "Lessons of love" di Chiara Campara si concentra sulla vita di Yuri, ragazzone trentenne che da quando ne ha 12 lavora tutto il giorno nell'allevamento montano della sua famiglia, dietro a mucche formaggio e quant'altro.

Sente che qualcosa non lo convince, sente il bisogno del contatto umano con una ragazza, sente la difficoltà di sbloccare la situazione. Intorno a lui nessuno sembra nelle sue condizioni: il padre tira dritto lavorando, i due fratelli sono disinteressati alla fattoria e pensano solo ad andarsene, lo zio è felice del suo lavoro da muratore in città. Resta Agata, ragazza con cui ha una storia nel privé di un night club e con cui, forse, potrebbe pensare di costruire qualcosa...

Non ci sono grandi discorsi o grandi riflessioni sullo stato dell'economia rurale nel copione del film, che punta a mostrarne i cambiamenti e le difficoltà (ma anche le tradizioni e le opportunità) concentrando la sua attenzione su un "omone" che lo schermo fatica a inquadrare per intero. Così come - del resto - lo stesso Yuri (interpretato con adesione e naturalezza da Leonardo Lidi) non riesce a "inquadrarsi" del tutto, non avendo tempo né energie per pensare chiaramente a sé: ma già solo iniziare a domandarsi quale vorremmo fosse il nostro destino è un primo passo importante.

Chiara Campara non si rifugia (come invece spesso capita nel cinema che percorre strade simili) in lunghi silenzi che possano suggerire stati d'animo agli spettatori, ma (insieme al co-autore Lorenzo Faggi) affronta coraggiosamente il suo film con la voglia e la capacità di scrivere dialoghi credibili e veri, affidandoli a un cast ben selezionato e che riesce a servire al meglio il copione.

"Lessons of love" (titolo forse poco convincente, a voler criticare qualcosa) è un esordio che colpisce e affascina, dimostrando - pur nella limitatezza produttiva e tempistica che è caratteristica delle opere di Biennale College Cinema - un talento che varrà la pena continuare a seguire.

31/08/2019, 17:00

Carlo Griseri