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Note di regia di "L'Agnello"


Note di regia di
Sono partito con lidea di girare un film di pseudo-finzione, raccontando le traversie quanto mai attuali di un padre e una figlia che vivono vicino a un'ipotetica base militare in Sardegna.
Non una situazione straordinaria: il territorio sardo, infatti, ospita il 60% di tutto il demanio militare italiane. La Sardegna unisola poco abitata e si trova in una posizione strategica al centro del Mediterraneo: stato il posto ideale dove collocare la maggior parte delle basi militari interforze, che dalla met del secolo scorso hanno progressivamente sottratto alla popolazione porzioni crescenti di territorio. Tra i luoghi pi noti alle cronache, ricordiamo i poligoni militari di Teulada e Quirra, che hanno come principale attivit la sperimentazione di nuove armi e la guerra simulata, in aree naturali che si estendono dallentroterra al mare. Ai margini di questi territori, secondo le stime lincidenza tumorale ha raggiunto picchi altissimi imputabili allingente presenza di polveri radioattive, residui delle esplosioni e delle esercitazioni. Della relazione tra attivit militari e salute si parla da quasi ventanni: in vari documentari, in inchieste giornalistiche, nelle aule dei tribunali: una relazione che non riguarda solo i soldati, ma anche i pastori, i civili che lavorano nelle basi e gli abitanti dei centri vicini. un dato di fatto per chi vive in Sardegna, ma meno noto per tutti gli altri.
Sono partito da una delle tante storie di persone che risiedono in quei territori, in cui la convivenza forzata tra civile e militare ordinaria quotidianit. proprio in questa normalit che ho scelto di ambientare il racconto, cercando di realizzare un film non esplicitamente di denuncia, cio senza oltrepassare il limite invalicabile della base militare, inaccessibile ai personaggi cos come lo nella realt.
LAgnello resta per me un film ambientato in un territorio e non su un territorio, con al centro un dramma famigliare che potrebbe essere raccontato in qualunque parte del mondo. Il punto di vista quello di una ragazza di diciassette anni, in piena ribellione da una condizione sociale e culturale che a stento riesce a comprendere, perch troppo maldestramente impegnata ma determinata a risolvere il problema della malattia di suo padre e a ricucire i rapporti allinterno della sua famiglia. Il film affronta il conflitto tra unadolescente e leredit lasciata, per non dire imposta, dalle generazioni precedenti, in unaltalena emotiva di lotte e rassegnazioni di fronte ad un mostro invisibile che, per quanto ben mimetizzato, sempre presente.
Cose piccole e rapporti umani, queste sono rimaste le mie priorit, e ho cercato di metterle in scena con un linguaggio personale, intimo, gi sperimentato nei miei lavori di cortometraggio precedenti, trattando il dramma con leggerezza, lasciando ai personaggi la capacit di uscire dal tragico della loro esistenza.

Mario Piredda