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Note di regia de "Gli anni più belli"


Note di regia de
Gli anni più belli racconta quarant’anni di vita di quattro adolescenti che diventano uomini. Racconta le loro speranze, le loro delusioni, i loro successi e i loro fallimenti specchio dell’Italia e anche degli italiani dagli anni ’80 ad oggi. Il film è un grande affresco che racconta chi siamo, da dove veniamo e anche dove andranno e chi saranno i nostri figli. È il grande cerchio della vita che si ripete con le stesse dinamiche nonostante sullo sfondo scorrano anni ed epoche differenti. Il vero motore del film è il tempo. Siamo modellati dal tempo. Crediamo di essere in controllo delle nostre vite quando invece l'unico grande burattinaio è il tempo che passa e ci modifica lentamente, ci fa accettare le cose che ci parevano inaccettabili, ci disillude, ci disincanta eppure poi ci incanta di nuovo all'improvviso facendoci sentire adolescenti anche quando non lo siamo più. Il tempo segna i personaggi del film, li definisce, li trasforma in qualcosa che trascende dal loro stesso controllo.

E’ così che gli anni scivolano via e si susseguono mentre si cerca di cavalcare gli eventi, spesso senza riuscirci. Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma sono nati alla fine degli anni ’60, sotto l’ombra delle grandi ideologie che hanno accompagnato la crescita e i mutamenti del Paese dalla ricostruzione del dopoguerra al tempo delle rivoluzioni studentesche del ’68; la loro è una generazione percepita come nata troppo tardi, troppo tardi per cambiare il mondo, cresciuta col complesso di non essere abbastanza reattiva, abbastanza colta, abbastanza rivoluzionaria. Una generazione che si è arresa sentendosi inferiore ai fratelli maggiori e ai suoi padri. E’ stata una generazione sostanzialmente passiva e transitoria. Le relazioni umane però non hanno tempo e all’interno della cornice della grande Storia, la “piccola storia” dei protagonisti narra di una grande amicizia, di un grande amore e di tutte le sue declinazioni: il tradimento, la delusione, la corruzione dei sogni, lo smarrimento delle certezze dell’adolescenza e della realizzazione di ciò che siamo realmente stati, una volta entrati nell’età più adulta. GEMMA (Alma Noce / Micaela Ramazzotti), è la donna che Paolo e Giulio, a fasi alterne ameranno. E’ rimasta orfana a 16 anni, trapiantata a Napoli dalla zia quando ancora minorenne, la sua formazione di donna sarà definita dalla ricerca costante di un vuoto affettivo da colmare. Nel personaggio di Gemma ho voluto raccontare le fragilità di una donna sull’orlo di un abisso, l’abisso dato dalla mancanza di confidenza in sé stessa, l’abisso dato dalla mancanza di fiducia nel prossimo. Eppure nell’arco della storia, Gemma si evolverà, si centrerà, troverà la sua identità, il posto sentimentale e fisico che la renderà finalmente pacificata e felice.

PAOLO (Andrea Pittorino / Kim Rossi Stuart), contemplativo e lineare, crede nel tramandare cultura come esperienza necessaria alla sua esistenza. Diventa professore di italiano, latino e greco. Non ha ambizioni alte ma semplici e oneste. E’ un idealista che nemmeno il tempo riuscirà a cambiare nella sua natura a cui resterà sempre fedele. Si innamora di Gemma a sedici anni e l’amerà per tutta la vita, incapace di vivere senza di lei, incapace di ritrovare quello stesso innamoramento in un’altra donna. Rimasto orfano di suo padre quando aveva sei anni, è attaccato alla figura materna dalla quale è schiacciato e dalla quale non riuscirà a staccarsi fino alla sua morte. La presenza ingombrante di sua madre nella sua vita, sarà il motivo principale del fallimento della sua relazione con Gemma. GIULIO (Francesco Centorame / Pierfrancesco Favino), è un uomo cresciuto nella paura della povertà e di diventare un uomo mediocre come il padre. Per questo sarà il più corruttibile tra tutti. E’ affamato di vita e bisognoso di riconoscimento. Dopo la laurea in legge diventa avvocato d’ufficio nell’ideale di difendere gli ultimi. Ma dietro la sua forza nasconde grande fragilità. Dietro alla sua paura di non riuscire a riscattare la propria vita, si smarrirà inseguendo il compromesso nei sentimenti e il possesso del denaro venendo a sua volta posseduto da quanto riuscirà a possedere.

RICCARDO (Matteo de Buono / Claudio Santamaria), soprannominato Sopravvissu’ perché sopravvissuto ad un proiettile volante durante una manifestazione politica coda degli anni di piombo alla quale si è ritrovato per caso. Riccardo è il collante tra tutti. E’ un artista senza talento, un uomo buono e un sognatore. Sposerà Anna, avrà con lei un figlio: Arturo. Ma il matrimonio fallirà con lo sgretolamento delle sue ambizioni e i troppi problemi legati al denaro. Cresciuto con genitori ex hippies, dopo la loro morte a lui resterà la casa al lago dove troverà rifugio nei giorni più scuri vivendo nella nostalgia del passato e la necessità di riviverlo, ma anche reinventandosi infine come coltivatore di olio d’oliva. ANNA (Emma Marrone), venuta a Roma a vent’anni col sogno di fare l’attrice, fa la comparsa. E’ sul set di un film sulla storia di Gesù che incontrerà Riccardo. Si innamoreranno, si sposeranno e avranno un figlio, Arturo, che in seguito lei porterà via con sé a causa del fallimento del loro matrimonio. La frustrazione dei propri sogni svaniti la porterà a nutrire un risentimento inestinguibile nei confronti di Riccardo arrivando ad impedirgli di frequentare il figlio.

MARGHERITA (Nicoletta Romanoff), figlia dell’Onorevole Angelucci, ex ministro della Sanità alla fine degli anni ’80 - inizio ‘90, incontrerà Giulio in qualità di assistente dell’avvocato Nobili, difensore del padre durante gli anni di Mani Pulite. Lei e Giulio inizieranno a frequentarsi per poi sposarsi e avere una figlia che chiameranno Sveva. Margherita è ricchissima e questa “dote”, sarà più di tutte quella che corromperà l’animo di Giulio aprendogli le porte ad un matrimonio infelice e arido. Nel film Gli anni più belli c’è il racconto di tutte le nostre fatiche, sconfitte e vittorie, e delle cose che ci fanno stare bene, che sono quelle più semplici, quelle che avevamo a portata di mano durante l’adolescenza, ma ancora reperibili, se lo vogliamo, nell’età adulta, se riusciamo a trovare la quadra delle cose e ci si accetta per quello che siamo divenuti. Io sono nell’anima di tutti i personaggi che racconto. Soffro con loro, mi emoziono con loro, amo con loro e con loro vivo tutte le curve di questo viaggio. 40 anni di storia scorrono sotto i nostri occhi e ci permettono di aprire una riflessione sulle nostre vite, sui nostri ricordi, sulle nostre proiezioni fatte da ragazzi e le valutazioni arrivate dopo quegli anni di formazione col senso di assoluto in tasca. Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma guardano avanti, sono incurabilmente affamati di vita.

La musica di Nicola Piovani, tutta in tonalità maggiore, li accompagna con affetto comprendendo le loro transizioni nel tempo e legandole in un immaginario ponte musicale che osserva la storia dall’alto senza mai sottolineare i momenti bui ma avvertendo invece l’instancabile slancio verso un domani migliore che tutti i protagonisti si portano dentro. Quando il talento di tutti si unisce in una forza comune, allora si veleggia insieme verso una vita parallela a quella reale, che alla fine, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, si trasforma nel film che insieme avremo fatto. Fare film è aprire continui capitoli all’interno di una vita. Il cinema, in questi ventitré anni di carriera, mi ha donato la possibilità di esprimere chi fossi, di raccontare come vedessi il mondo e di riconoscere la mia identità. In qualche modo mi ha salvato la vita. Ho cercato di trovare la mia voce e il cinema me l’ha data. E’ stato un viaggio febbrile iniziato subito dopo il liceo, illuminato dall’amore verso i Padri del nostro cinema ai quali questo mio dodicesimo film porta tributo e omaggio. Dobbiamo essere costantemente ispirati per trovare ispirazione.

Gabriele Muccino