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BERLINALE 70 - "Volevo Nascondermi"


Giorgio Diritti ed Elio Germano raccontano il grande pittore Antonio Ligabue. Un percorso tra sofferenza umana e ispirazione artistica in un'Italia che va dal Ventennio fascista alla metà degli anni sessanta. In Competizione a Berlino e in sala con 01 Distribution dal 27 febbraio.


BERLINALE 70 -
Elio Germano in "Volevo Nascondermi"
Giorgio Diritti affronta un ostacolo difficile ma che offre parecchie possibilità. Raccontare la storia del pittore Antonio Ligabue è una sfida non da poco, un po’ come quella affrontata da Garrone con "Pinocchio". Entrambi hanno avuto l’onere di un precedente televisivo di alto livello finito nella memoria collettiva.

Il Ligabue interpretato da Flavio Bucci nel 1977 rimase impresso agli spettatori per la forza del personaggio e la novità del racconto che osava mostrare la vita difficile e ai margini di un uomo considerato folle per la sua epoca.

Diritti parte dall’infanzia del pittore, in adozione in Svizzera, mai del tutto amato e con il pesante ricordo della madre perduta. Poi l’adolescenza, dopo esser stato rispedito come un pacco in Italia, suo paese d’origine di cui non conosceva neanche la lingua. Qui qualcosa tra l’orfanotrofio e l’ospedale psichiatrico, in epoca fascista e dunque con una considerazione, per chi mostrava difficoltà, pari a zero.

Qui arriva Elio Germano, perfetto sia nell’aspetto sia nei movimenti, che interpreta Ligabue quando già è ridotto a vivere in solitudine, in un rudere, ai margini di una comunità sulle rive del Po. La scoperta del suo talento e l’attenuarsi, col tempo, della sua malattia fanno sì che il pittore riesca ad inserirsi e a farsi accettare grazie alle sue opere e a un mondo che si muove verso una primitiva forma di integrazione.

Volevo Nascondermi sembra quasi un docu-film, privo com’è di quelle parti emozionali che non si riescono a cogliere in un racconto della realtà che, per quanto preciso e affascinante, paga la carenza di sentimento. Il film di Diritti è preciso ma freddo; i gradini di passaggio da una situazione all’altra, le motivazioni e le conseguenze che questi cambiamenti portano sul ragazzo e poi sull’adulto, vengono saltati senza appello. Le fasi in cui l’autore ci mostra Antonio Ligabue sono molto drammatiche ma non sappiamo come e perché il pittore sia arrivato a quel punto. Nel racconto è come se fossero stati intenzionalmente evitati quei momenti, umani ed emozionanti, in cui si decide il futuro del personaggio. Sia nelle fasi discendenti sia in quelle di miglioramento.

La figura di Ligabue e l’interpretazione di Germano sono motivo di premio come anche la ricostruzione e, sicuramente, la giuria di Berlino ne terrà conto nelle sue decisioni.

21/02/2020, 23:00

Stefano Amadio