I Viaggi Di Roby

Note di regia di "Un figlio di nome Erasmus"


Note di regia di
La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente.
È un viaggio dello spirito attraverso la materia,
e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo.

Fernando Pessoa

Il soggetto in breve
Quattro amici quarantenni - Pietro, Enrico, Ascanio e Jacopo - vengono chiamati a Lisbona per il funerale di Amalia, la donna che tutti e quattro hanno amato da ragazzi quando facevano l'Erasmus in Portogallo. Tre sapevano di essere in condivisione, uno, Jacopo, pensava di essere il fidanzato ufficiale.
Ognuno di loro con un proprio lavoro stabile, una posizione sociale definita, chi più chi meno, addirittura, Jacopo, talmente risolto che nel suo cammino ha incontrato Dio. È un alto prelato del Vaticano.
Amalia ha lasciato un'inaspettata eredità: un figlio concepito con uno di loro. Ma chi è il padre? Aspettando i risultati del test del DNA, i quattro amici decidono di andare alla ricerca di questo misterioso figlio ventenne e intraprendono un rocambolesco ed emozionante viaggio attraverso il Portogallo insieme ad una ragazza che si offre di aiutarli.

L’origine del soggetto
Mi ha sempre affascinato indagare i confini che ci fanno cambiare improvvisamente, che determinano i nostri punti di non ritorno e le nostre svolte esistenziali. E osservare poi le ricadute che questi hanno sugli altri e sul mondo che ci sta intorno. Lo straordinario che invade il nostro quotidiano e lo cambia per sempre.
Sia in dramma, sia in commedia.
Ho scritto Un figlio di nome Erasmus per questo, per immaginare come si reagisce all’arrivo di una notizia che davvero ti rovescia la vita in un secondo.
Non una notizia tragica, nessuna malattia diagnosticata, nessun lutto improvviso.
Una notizia positiva, almeno in sé.
Essere padre.

La commedia
Nella sceneggiatura ho voluto poi cercare di raccontare il tutto in forma di commedia, dove la volgarità della vita e delle sue ricadute esistenziali e narrative è pressoché assente o relegata sottotraccia, a definire una lieve sensazione, necessaria, ma mai esplicita.
Il tono e il ritmo dei dialoghi corrono in questa direzione.
Della leggerezza.
Dove la semplicità del comunicare non vuole mai essere solo fornire un’informazione per far proseguire il racconto ma anche e soprattutto trasferire uno stato d’animo.
Quindi lievità assoluta ma profondità di comunicazione.
Con tutti gli appuntamenti comici propri della commedia innescati e rispettati, sia quelli importantissimi di situazione, sia quelli di dialogo e di battuta.

Il respiro universale
Un figlio di nome Erasmus non è una commedia giovanilistica ma una commedia per tutte le età. Un divertimento intelligente per chi l’Erasmus l’ha sentito nominare, per chi l’ha vissuto e per chi lo sta vivendo ora; una parola che ormai da parecchi anni in Europa evoca e rende familiare nel titolo del film anche il soggetto per tutti. Un profondo respiro internazionale è quello che il tema del film – l’Erasmus – richiede. E tra tutte le nazioni che partecipano al Progetto Erasmus, il Portogallo aveva in sé la forza, l’unicità e la poesia che la sceneggiatura necessitava per completarsi.
Gran parte delle riprese si svolgeranno in Portogallo.
Perché il Portogallo è un paese vivo, pulsante, che completa e definisce la mia storia in modo originale e profondo.
La sua cultura, le sue tradizioni, i suoi luoghi fantastici, la sua “Luce” rendono tridimensionale e rotonda la vicenda, arricchendola di colori, profumi, musica e sensazioni che soltanto in Portogallo riescono ad esplodere e a riverberare in ognuno dei personaggi.
Infatti, ognuno di loro, ritroverà grazie a questa “atmosfera narrativa” ciò che ha lasciato lì vent’anni prima, e cioè: le proprie aspirazioni, i sogni, le idee.
E in più troverà anche un figlio inaspettato.
Come in una sorta di macchina del tempo, i personaggi del mio film si troveranno di nuovo in Portogallo, in quei luoghi, cambiati certo, ma profondamente gli stessi, per ritrovare il senso unico del proprio cammino nella vita.

Il viaggio
Il viaggio che faranno attraverso il Portogallo è metafora di un viaggio profondo dentro se stessi.
Dalla colorata, fantastica Lisbona a Figueira, da Foz a Cabo Espichel, passando per boschi, strade sull’oceano e paesi carichi di tradizione.
Tutto questo per far sì che l’arco di trasformazione, che coinvolgerà i personaggi, possa completarsi in ognuno di loro, innescando un cambiamento destinato a rivoluzionare in positivo la propria vita.

Il linguaggio filmico
A quell’ora la luce di Lisbona era bianca verso la foce e rosata sulle colline, gli edifici settecenteschi parevano un’oleografia e il Tago era solcato da una miriade di battelli.
Antonio Tabucchi

È una commedia, ma una commedia in movimento, non statica.
Per realizzare il film, utilizzerò un linguaggio filmico che sia adeguato alla commedia e che racconti al meglio la storia, come, ad esempio, un uso ponderato e narrativo della steadicam, per essere attaccati ai nostri protagonisti.
Allo stesso modo, carrelli morbidi e ottiche lunghe ci racconteranno e descriveranno Lisbona e il suo respiro regolare da alternare al ritmo incalzante, frenetico di Roma. Per raccontare la città, arena setting del film, in modo meno convenzionale possibile, userò grandi totali per rubare momenti reali della vita cittadina, con gente che cammina, che passeggia nelle vie, nei viali, in cui inserirò i nostri attori che reciteranno in mezzo a loro e che io isolerò con teleobiettivi per piccole scene di raccordo, ma che se inserite in un contesto urbano reale, mi restituiranno freschezza e verità nella commedia.
I primi piani saranno molto “telati” per riuscire a rendere il fondo colorato e morbido e staccare i protagonisti dal contesto.
Un linguaggio filmico comunque esclusivamente a servizio del racconto. Il montaggio seguirà lo stesso respiro, mutando il ritmo e l’intensità dei tagli.

La fotografia
Per me non esistono fiori
in grado di reggere il confronto con la varietà
dei colori che assume Lisbona alla luce del sole.

Fernando Pessoa

La fotografia ci accompagnerà in colori che seguiranno gli stati d’animo e la natura stessa dei luoghi. Anticipando e suggerendo sensazioni.
La fotografia dovrà abbracciare l’idea di commedia, non patinata, ma reale, con una piccola concessione al realismo magico, che rende appunto più gustosa la realtà. Colori accesi ma non chiassosi. Potenti controluce inonderanno gli ambienti, disegnandone a volte anche i contorni più in ombra e restituendoci anche la progressione dello stato d’animo dei protagonisti. Senza per questo legare in modo concettuale il rapporto tra essi. Esterni, molto colorati e pieni di verde. Il sole in questo film deve essere molto presente.
Le notti del film saranno piene di luci e riverberi provenienti dalla luna. Una notte rassicurante dove ad agitarsi sono solo i pensieri di Ascanio e del suo arco di trasformazione che lo porterà, come ognuno degli altri, a diventare un altro uomo.

La scenografia
Gli ambienti non saranno claustrofobici e cercheranno di adeguarsi alla psicologia del personaggio che rappresentano.

La musica
È una delle componenti del film che mi affascina e mi intriga maggiormente. La musica “giusta” crea accelerazioni d’emozioni in una grande sinergia tra immagine e suono. La colonna sarà curata da grandi compositori italiani, Flavio Premoli, fondatore della P.F.M. (Premiata Forneria Marconi) il gruppo italiano di rock progressivo che ha conquistato anche l’estero.
Ma soprattutto saranno gli attori che renderanno possibile questa storia. L’elemento più importante di tutto il film sono loro, con la loro incredibile capacità di dare vita, il soffio vitale, ad ogni personaggio e farlo diventare vero, vivo! Il mio amore per il teatro e per la recitazione e il lavoro degli attori su se stessi sono la mia arma segreta per commuovere e far credere possibile ogni artificio narrativo.

Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli,
e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre.

José Saramago

Alberto Ferrari