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Note di sceneggiatura di "Sul più bello"


Note di sceneggiatura di
Il dramedy è un genere molto delicato ma divertente da scrivere. L’idea di giocare con il pubblico facendolo ridere sapendo già che nel terzo atto invece quelle risate lasceranno il posto alle lacrime è particolarmente soddisfacente. Chi vedrà “Sul Più Bello” proverà quindi una gamma di emozioni garantendosi un intrattenimento a tutto tondo. Tuttavia in scrittura abbiamo voluto nascondere tra le pieghe delle varie vicende anche alcuni messaggi importanti specie per un pubblico giovane ancora in piena evoluzione. Ciò che ci interessava veicolare era una riflessione sul pregiudizio. I nostri personaggi partono in un certo modo, ci costringono a vederli incasellati in ruoli predefiniti ma dopo 90 minuti ci avranno dimostrato che ci siamo sbagliati. Il concetto stesso di bellezza, di popolarità, così importante per la nostra protagonista, come per i ragazzi a cui il film è diretto, in un'epoca in cui non si fa altro che parlare di body-shaming, viene messo continuamente in discussione, senza sconti o buonismo. Marta è veramente lontana dagli stereotipi di bellezza femminile, veramente viene presa in giro dagli amici ricchi e belli di Arturo, che senza pietismi (e pietà) la chiamano “cassonetto” e ne è pienamente consapevole. È lei stessa a prendersi in giro, fin dall'inizio con autoironia. Ma è proprio dietro questo apparente disincanto che si cela la sua ferita profonda. Quella che alla fine la porta a giocare con i sentimenti di Arturo, a non crederlo capace di amarla, a nascondersi dietro la malattia e le bugie per proteggersi dalla cosa che la spaventa di più, il rifiuto. Come nella vita, infatti, in questo film nessuno è completamente buono e nessuno è completamente cattivo. Solo perché Arturo ha avuto tutto fin dalla nascita, non è detto che sia felice. Diamo per scontato che dietro alla bellezza esibita di Beatrice ci sia il nulla. E per quanto riguarda Marta, la nostra sfortunata Marta, lei si permette di fare e dire cose che non le sarebbero state perdonate se non fosse stata malata. La vicenda del film costringerà questi personaggi (e con loro gli spettatori) ad abbandonare le comode apparenze per andare un po’ più in profondità.

Roberto Proia e Michela Straniero

02/10/2020, 13:24