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WORKING TITLE FILM FESTIVAL 5 - Tutti i premiati


WORKING TITLE FILM FESTIVAL 5 - Tutti i premiati
Un anziano critico cinematografico che sceglie di non guardare piů i film e di giudicarli solo dalla locandina, due studentesse nepalesi che vanno a studiare in Giappone e si confrontano con la famiglia ancorata ai ritmi della vita contadina, un giovane expat italiano a Berlino tra un presente da attacchino e un futuro incerto, i lavoratori migranti che a Bruxelles aspettano sulla strada di essere raccolti da un “caporale”, raccontati tramite audio interviste e le immagini spersonalizzanti tratte da Google Street View. Sono le trame dei film vincitori della quinta edizione di Working Title Film Festival – festival del cinema del lavoro, rivelati sabato 10 e domenica 11 ottobre nel corso delle premiazioni online sulla pagina Facebook del festival. Tutti i 59 film in concorso sono ancora disponibili in streaming, fino al 15 ottobre, sulla piattaforma stream.workingtitlefilmfestival.it, e si possono guardare all’orario che si preferisce, dopo aver sottoscritto un abbonamento base di 20 euro.

En busca del Óscar” (“Looking for Oscar”), documentario del regista spagnolo Octavio Guerra Quevedo – in anteprima italiana a WTFF5 –, č il miglior film della categoria Lunghi (film di durata superiore ai 40 minuti). Lo ha deciso la giuria formata dai registi Gaia Formenti e Pierfrancesco Li Donni, «per la precisione chirurgica e vivida della messa in quadro e del montaggio, per la freschezza del racconto e l’ironia dolce-amara sempre in equilibrio tra immedesimazione e rifiuto, per l’acume del ritratto di un uomo a fine carriera che tenta di fare della vecchiaia un manifesto di provocazione». Óscar Peyrou, decano dei critici cinematografici spagnoli e presidente della principale associazione che li rappresenta, ha infatti teorizzato un metodo di lavoro molto particolare: per lui non č necessario guardare i film, č sufficiente analizzarli attraverso le loro locandine. La macchina da presa lo segue tra i festival di mezzo mondo, mostrandone le uscite spiazzanti e taglienti, in una sorta di rivolta permanente rispetto ai meccanismi massificanti dell’industria dello spettacolo.

Due le menzioni speciali assegnate nella categoria Lunghi: a “Malacqua” di Giuseppe Crudele (Italia) che racconta la vita di Anna e Salvatore, due disoccupati dell’entroterra salernitano che si ingegnano per riuscire ad acquistare un’auto, mezzo essenziale per poter tornare a lavorare, e a “Sisterhood” di Takashi Nishihara (Giappone), opera ibrida tra finzione e documentario il cui protagonista, un regista che sta girando un film sul femminismo, intervista delle giovani donne e mette in scena le loro vite frammentate: tra di esse una cantante rock, una fotografa, una modella di nudo.

For Your Sake”, film documentario della regista tedesca Ronja Hemm, č il vincitore della sezione Corti + (film di durata tra 20 e 40 minuti). Al centro della narrazione due giovani nepalesi che, prima di trasferirsi in Giappone per studiare, trascorrono alcuni giorni nella casa di famiglia, sulle montagne del Nepal, confrontandosi con la madre e la nonna. Per i giurati, l’italiana Francesca Bertin e il greco Thanos Psichogios, etrambi registi, «con particolare sensibilitŕ e raffinatezza nello sguardo cinematografico, questo documentario offre una commovente prospettiva di grande impatto visivo sulla vita e le difficoltŕ di tre generazioni di donne nepalesi».

Due le menzioni speciali assegnate a due film di finzione: a “Cum inalti un zmeu?” (“How to fly a kite? / Come far volare un aquilone?”) di Lorand Gabor (Romania), su un padre e un figlio rom che, mentre raccolgono legna in un bosco, si imbattono in un poliziotto violento, e a “Lugar algum” (“No Place”) di Gabriel Amaral (Brasile), il cui protagonista Nego lavora e vive da sempre in una piantagione e deve affrontare le conseguenze della vendita, decisa dal giovane proprietario.

Of Not Such Great Importance”, film di finzione del regista belga Benjamin Deboosere, č il vincitore nella sezione Corti (fino a 20 minuti di durata). Protagonisti sono Davide, giovane italiano emigrato a Berlino dove sbarca il lunario incollando poster ai muri, e il vagabondo Sebastian. Ad assegnare il premio i giurati, anch’essi registi, Hannah Weissenborn (Germania) e Sorayos Prapapan (Thailandia), secondo cui il film «riflette, in modo molto delicato, l'impatto della globalizzazione sui giovani, sulle relazioni e sulla famiglia».

Assegnata una menzione speciale ad “Ashmina” di Dekel Berenson (Israele): la protagonista č un’adolescente nepalese costretta dalla famiglia ad abbandonare la scuola per lavorare nel campo di parapendio di Pokhara, capitale mondiale di questo sport, dove piega i paracadute usati dai turisti in cambio di piccole mance.

Waiting Working Hours” di Ben De Raes (Belgio) č il miglior film nella sezione Extraworks, dedicata ai film sperimentali, ibridi e alla videoarte. Al centro dell’opera alcuni lavoratori migranti che ogni mattina sostano in una strada di Bruxelles aspettando che il “caporale” li raccolga per la giornata di lavoro. Il regista li ha avvicinati – affittando per qualche settimana un negozio nella via e facendone un piccolo punto ristoro – e ha raccolto le loro storie con audio interviste, montandole poi con immagini tratte da Google Street View, che ha casualmente catturato queste persone in attesa, oscurandone i volti. Per le giurate, le registe Maite Abella (Olanda) e Perla Sardella (Italia), «il film si immerge nella miseria umana per raffigurare la societŕ attuale dal punto di vista della classe operaia».

Menzione speciale a “Var-hami” dell’italiana Ilaria Pezone, il ritratto documentario di Davide, un giovane mentalista, e una riflessione sul vero e sul falso, al cinema e nella vita.

12/10/2020, 13:12