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Note di regia di "Cosa sara'"


Note di regia di
Nel marzo 2017 mi è stato diagnosticato un tumore del sangue, la mielodisplasia, che è stato affrontato e (spero) risolto, con un trapianto di cellule staminali ricevute da mio fratello, nel febbraio del 2018. Da questa vicenda drammatica ho tratto questa storia, che tuttavia ho voluto complicare ad arte, perché non fosse un semplice resoconto medico. Il coinvolgimento dei familiari e del padre del malato, infatti, sono al centro della vicenda: la malattia diventa così una resa dei conti con la moglie ed i figli del protagonista ed un viaggio in compagnia del padre alla scoperta di qualcosa che è successo molti anni prima. Un segreto che contiene la possibile salvezza per il mio protagonista. Come nei miei tre film precedenti, la sceneggiatura (e dunque anche il film che ne deriva) ha dunque una base autobiografica, sulla quale si sovrappone un lavoro di invenzione romanzesca. E, come negli altri film, il tono oscilla fra momenti inevitabilmente e puramente drammatici ed altri dove affiora, nonostante tutto, un certo umorismo, specialmente nel racconto dei rapporti familiari e dell’ambito professionale del protagonista (il cinema, appunto). Ma il film, per quanto fedele alla sceneggiatura, ha preso una sua natura definitiva sul set, dove ha fatto prepotentemente irruzione l’elemento visivo, qui (a differenza dei miei film precedenti) a tratti molto forte e antinaturalistico, specie nelle scene che raccontano la degenza del protagonista, in uno stato di semi-incoscienza indotto dai medicinali nel quale affiorano ricordi e fantasticherie, delirii e persino fantasmi. Buona visione.

Post-scriptum: a film ultimato affiora chiaramente una traccia autoanalitica “a posteriori” del film, passato il turbine creativo con cui l’ho scritto, diretto, montato, e che per lungo tempo mi ha paradossalmente offuscato lo sguardo: la parte femminile nel maschile, del maschile, il suo ingresso silenzioso e prepotente nella psiche del protagonista (fino ad allora cieca a questo aspetto), nel suo sguardo, nei suoi ricordi, nei suoi sogni; nel suo corpo, come permanenza genetica materna; ed infine nel contributo veramente concreto, ancora una volta genetico, alla sua rinascita.

Francesco Bruni