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GLOCAL FILM FESTIVAL 20 - La danza, Cuba, sogni e desideri


GLOCAL FILM FESTIVAL 20 - La danza, Cuba, sogni e desideri
"Cuban dancer" di Roberto Salinas è uno dei sei titoli in competizione per Panoramica Doc del Glocal Film Festival numero 20, in programma dall'11 al 15 marzo su Streeen.org.

Il documentario segue tra L’Avana e Miami il giovane ballerino Alexis costretto a trasferirsi negli USA dove dovrà iniziare daccapo il suo percorso artistico per inseguire il suo sogno. Quando hai incontrato la storia di Alexis?

L'ho conosciuto nel 2015, a L'Avana: ho vissuto là un annetto e piano piano mi sono interessato al mondo della danza, che è molto particolare a Cuba, e alla scuola di balletto nazionale. La mia compagna, Laura Augero, è una coreografa cubana ed è co-autrice del documentario. Io ho studiato storia del teatro e arti performative, poi mi sono indirizzato sul cinema, dedicandomi alla fotografia e al documentario: filmare la danza per me era molto interessante, mostrare visivamente l'energia e la forza del gesto.
In quel periodo Obama sembrava voler aprire a Cuba e noi volevamo filmare il momento: poi il processo è stato frenato da Trump, ma noi abbiamo iniziato a fare un po' di ricerca tra gli studenti per cercare le storie giuste. Alexis spiccava, la sua sensibilità ed espressività, il suo vissuto personale: la sua famiglia era in una delicata fase di transizione per ricongiungersi alla sorellastra, già negli USA da tempo. Abbiamo avuto la fortuna che mentre eravamo lì le cose si sono velocizzate e abbiamo seguito da vicino l'ultima fase.
Così abbiamo deciso di seguire lui, abbiamo stretto il "fuoco" sulla sua storia, facendola diventare il simbolo di una storia collettiva.

Qual è la particolarità della danza cubana?

La danza cubana svela il sentire di un popolo in costante dialettica con la propria identità. Essere cubani è vivere un conflitto insanabile: l’amore viscerale per l’isola e la necessità per molti di abbandonarla. La despedida, l’addio, è affare quotidiano a Cuba. Della poetica dell’addio si nutre la sua arte. Della speranza del ritorno e delle disillusioni vive quel corpo cubano che balla rapito dalla stessa estasi i riti afro‐caraibici, la Salsa e Giselle.

Racconti una lunga storia, quali sono state le maggiori difficoltà?

Abbiamo incontrato tante difficoltà, prima abbiamo dovuto guadagnare la fiducia di Alexis e della sua famiglia, raccontiamo una storia intima e molto dolorosa, è una responsabilità forte. Anche entrare nelle scuole di danza di L'Avana e di Boca Raton è stato complesso: sono tra le realtà più prestigiose al mondo, con studenti minorenni oltretutto: che ci abbiano dato fiducia lasciandoci filmare il dietro le quinte è stato importante.
Per mesi ho fatto riprese quotidiane, andavo con lui a scuola tutti i giorni. In tutto sono stati cinque anni di lavoro, trovare i partner giusti è stato fondamentale. Circa tre anni fa è entrata nel progetto la società torinese Indyca, che è stata fondamentale: senza di loro non ci sarebbe il film.

I tuoi protagonisti lo hanno visto finito?

Certo! A causa della pandemia la speranza di fare una prima tutti insieme è sfumata, ma lo hanno visto in streaming, si sono molto commossi e anche Alexis è rimasto soddisfatto del risultato finale.
Ora oltre al Glocal di Torino sarà anche a Miami in un festival, e la famiglia di Alexis per la prima volta potrà vederlo sul grande schermo: la madre mi ha rimproverato perché è troppo corto!

Quali progetti hai ora?

Io sono italo-nicaraguense, in Nicaragua ora c'è una situazione politica delicata che vorrei raccontare. Per qualche tempo ancora il mio impegno principale sarà seguire "Cuban dancer" nei festival, ma appena sarà possibile viaggiare voglio andar là, sono anni che tra film e pandemia vorrei tornare alla mia "altra" casa e non posso. Desidero riprendere le fila di quel che succede là, credo abbia bisogno di essere raccontato.

14/03/2021, 12:00

Carlo Griseri