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FRANCESCO TRENTO - Corsi di sceneggiatura per beneficenza


Intervista allo scrittore e sceneggiatore che ha dato vita ad un progetto web, che a partire dal lockdown ha già devoluto 50.000 € ad associazioni.


FRANCESCO TRENTO - Corsi di sceneggiatura per beneficenza
Nel corso del lockdown del 2020, per aiutare le persone a trascorrere meglio la quarantena, lo scrittore e sceneggiatore Francesco Trento ha deciso di tenere tre lezioni gratuite di sceneggiatura alla settimana per tutta la durata del periodo. Le cinquanta persone che hanno assistito alla prima lezione sono diventate più di 400 nel giro di pochi giorni, affollando i suoi canali social. A loro lo scrittore ha chiesto in cambio una sola cosa, fare una piccola (o grande) donazione ad associazioni di loro scelta, o a quelle suggerite durante le lezioni, fino a raccogliere oltre 50.000 € in beneficenza. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sul suo progetto che unisce cultura e solidarietà.

Un bravo sceneggiatore è quello capace di scrivere una storia credibile, emozionante, magari ricca di colpi di scena ed un bel finale. Con il tuo progetto sei andato ben oltre, scrivendo una storia di incredibile solidarietà. Ad un anno dal lockdown come sta proeseguendo questa esperienza?
Il progetto non si è mai fermato: ogni venerdì c'è una lezione gratuita di una professionista o un professionista del mondo della scrittura o della sceneggiatura, solitamente alle 17.30, che poi può essere recuperata in differita. E questo continuerà spero per molti anni, finché ci saranno persone che hanno voglia di ascoltarci. Le donazioni in poco più di un anno hanno superato gli 85.000 euro (e ci tengo a specificare che sono donazioni dirette, nel senso che non un singolo centesimo passa per le nostre tasche, si dona direttamente alle associazioni o alle cause che sosteniamo). Poi sono ricominciati anche i seminari più lunghi e strutturati, a pagamento, ma se una persona vuole seguirli ed è in difficoltà economiche può farlo gratis e in cambio le chiedo di fare le stesse ore di volontariato dove vuole, purché sia una buona causa. La cosa più bella che mi resta, a parte le mille piccole/grandi soddisfazioni con i libri pubblicati, le sceneggiature vendute, i fondi ottenuti, i contratti firmati dalle mie studentesse e dai miei studenti, è l'aver scoperto che i social possono essere qualcosa di diverso dalla fogna che viviamo tutti i giorni, in cui la gente non fa altro che insultarsi. Questo progetto mi ha fatto ricordare che il mondo è pieno di persone disposte ad aiutare, pronte all'empatia. Sembrano meno perché fanno meno rumore degli odiatori e spesso non hanno una casa o un'idea collettiva a cui legarsi, ma ecco, se si usano i social per creare un circolo virtuoso allora quelle persone si mettono in moto, formano community salde e forti e col passaparola ne chiamano altre altrettanto disposte ad aiutare.

Da Ludovica Rampoldi a Paul Haggis passando per tantissimi scrittori e scrittrici per il piccolo e grande schermo. Come sono nate le collaborazioni?
Ludovica è stata una delle prime amiche che ho chiamato per fare questa cosa, appena mi sono reso conto che c'era un pubblico vasto e interessato a seguire un paio d'ore di buoni consigli sulla scrittura e la sceneggiatura. All'inizio facevo lezione sempre io, tre volte a settimana, poi ho invitato Stefano Sardo, Michela Murgia, Ludovica, Antonella Lattanzi, Marco Bechis, Paola Randi, Nicola Giuliano, Emanuela Valentini e da lì quello con una professionista o un professionista del settore è diventato un appuntamento fisso. Così a un certo punto mi sono detto: perché non provare a coinvolgere qualche ospite internazionale? Ho scritto a Tiffany McDaniel e ha detto subito sì. Allora grazie al mio amico Leonardo Patrignani abbiamo provato con Glenn Cooper, che non solo ha accettato con entusiasmo ma si è offerto di raddoppiare la cifra raggiunta con le donazioni durante la sua lezione (e con lui sono stati donati quasi 20.000 euro per una bambina con una grave malformazione genetica che necessita di cure molto costose). Allora ho iniziato a mettermi in contatto con le case editrici, e cercato i pochi gradi di separazione tramite amici, così sono arrivate Valérie Perrin, Kawai Strong Washburn, Joe Lansdale e ora, grazie a Stefano Sardo, anche Paul Haggis e il creatore di In Treatment Hagai Levi. La cosa che mi ha stupito è la facilità con cui ho ricevuto dei sì anche da persone che potevano sembrare inarrivabili, a dimostrazione di quanto dicevamo prima: se c'è una buona causa, e un po' di buona volontà, le persone si mobilitano facilmente.

Il Covid ha velocizzato il mondo di anni, rendendo “digitale” anche la persona apparentemente meno tecnologica. Se volessimo guardare il “bicchiere mezzo pieno”, quali sono gli elementi di innovazione che questo lungo periodo ha portato al tuo lavoro e al mondo del cinema?
Nel mio personalissimo bicchiere mezzo pieno c'è sicuramente la docenza online, anche se non vedo l'ora di tornare a insegnare dal vivo e farmi un aperitivo con gli studenti dopo la lezione. Un'altra cosa che spero continui almeno in parte sono le riunioni di sceneggiatura online, soprattutto quando devi confrontarti su poche cose e non c'è davvero bisogno di stare in quattro in un ufficio. In questo modo mezz'ora di lavoro richiede mezz'ora di tempo, soprattutto in una città come Roma dove raggiungere un luogo fisico può portarti via più di tre ore tra andata, ritorno e parcheggio. Certo, stare insieme in una stanza a parlare del film o della serie è insostituibile, per la creatività, ma tutte quelle miniriunioni per cambiare due scene su un file già in fase avanzata possono essere fatte serenamente dal divano di casa. Fuori dal mondo del cinema, poi, penso che lo smart working possa risolvere molti problemi sia alla società (mobilità, inquinamento, eccetera) sia ai singoli individui (più tempo per sé e credo anche maggior produttività). Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, il covid ha dato un'accelerata al processo di digitalizzazione e sarebbe bene cavalcare questa tendenza, ovunque sia possibile. Magari si può andare in ufficio uno o due giorni a settimana, e fare il resto da casa, in moltissimi campi. Speriamo, anche per il pianeta che si risparmierebbe un bel po' di gas di scarico.

In questo anno sono definitivamente esplose le piattaforme in streaming, e l'offerta di “contenuti” è sempre in aggiornamento. Come cambia la sceneggiatura in tempi di cinema e serie sul web?
Credo che non ci sia mai stato nella vita di una sceneggiatrice e uno sceneggiatore un tempo ricco di opportunità come questo. La richiesta di contenuti è altissima, e se una produzione non ritiene interessante il tuo progetto hai altre mille possibilità. Mai come in questo periodo bisogna insistere sui progetti in cui si crede, perché la possibilità di trovare un player o una produzione interessati è sicuramente più alta. Proprio per questo, però, bisogna assolutamente affinare la propria capacità di scrivere e fare un pitch efficace. Le storie ormai si vendono in 90 secondi, o con un concept di poche pagine. Infatti nei nostri corsi insistiamo molto su questo aspetto.

28/05/2021, 16:26

Antonio Capellupo