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Note di regia di "Fino all'Ultimo Battito"


Note di regia di
Quando Luca Barbareschi mi ha proposto questa storia, mi sono subito chiesta cosa avrei fatto io in qualità di padre e medico in una situazione simile. Avrebbe prevalso l’etica o l’amore per un figlio? E se poi qualcuno mi avesse ricattato per quello che avevo fatto? Come sarei uscita da questo vortice verso l’inferno? Ho trovato la storia originale, con una forte tematica attuale, sfidante e con una grande possibilità di identificazione da parte degli spettatori. Dietro questa storia ambientata in Puglia, nata da un’idea di Nicola Salerno, c’è stato un lungo periodo di ideazione e scrittura con un team di sceneggiatori con a capo Andrea Valagussa, coordinati dal gruppo editoriale dell’Éliseo entertainment di Saverio D’Ercole e dalla struttura di Rai Fiction di Michele Zatta. Una serie avvolgente che attraverso i personaggi si muove su vari generi cinematografici, dal medical, al crime, al sentimentale con un pizzico di commedia light. Per realizzare le sei serate da cento minuti, abbiamo girato per ventidue settimane in quel bellissimo territorio che è la Puglia.

Questo mi ha dato la possibilità di approfondire le caratteristiche di questa regione anche con un cast numeroso di attori pugliesi che, con il sapore delle loro inflessioni linguistiche, dà verità all’ambientazione e realismo alla storia. Il nostro protagonista, il cardiochirurgo Diego Mancini è Marco Bocci. Conosciuto al grande pubblico come un attore di action, Bocci sorprenderà per la sua intensità espressiva di mezzi toni e sfumature. Due attrici belle e intense- protagonista e antagonista- totalmente diverse nei colori e nei caratteri, donano alla serie, con la loro interpretazione, due lati contrapposti di un triangolo. Violante Placido è Elena, la protagonista femminile, la compagna di Diego Mancini. È interessante come in questa fiction Violante abbia rispolverato le sue origini pugliesi e come, con la sua recitazione, abbia regalato una grande luminosità. Bianca Guaccero, pugliese di Bitonto, è la nostra antagonista femminile. Con il suo look e la sua recitazione, interpreta Rosa Patruno, la nuora del boss, la vedova nera di questa storia. Fortunato Cerlino interpreta Cosimo Patruno. Di nuovo nel ruolo di un boss ma con un’interpretazione totalmente diversa, Cerlino ha imparato l’accento e la gestualità di un preciso mondo criminale pugliese legato al passato. Ho scelto ancora una volta, in una mia serie, la straordinaria Loretta Goggi per il ruolo di Margherita, madre di Elena, totalmente trasformata in questo personaggio.

Il cast è arricchito da giovani bravissimi di origine pugliese: Gaja Masciale che interpreta Anna, Michele Spadavecchia che è Mino Patruno e, non ultimi, il piccolo Giovanni Cadone nei panni di Paolo e la giovanissima Emanuela Minno in quelli di Vanessa. Un cast di un centinaio di attori che mi piacerebbe nominare tutti, perché ognuno di loro ha dato forza e verità al proprio personaggio. Anche per la troupe abbiamo avuto tante maestranze pugliesi e tanti giovani collaboratori che sono cresciuti con noi e adesso hanno imparato un mestiere. Rimanere così a lungo sul territorio mi ha dato la possibilità di conoscere bene Bari, una città che mi ha lasciato una grande nostalgia. E mi ha permesso di mostrare luoghi meno conosciuti come il Duomo di Molfetta, Conversano, il porto di Santo Spirito, l’abbazia di San Vito, cala Paura, Torre a mare, i trulli a Mola di Bari. Al di là di borghi, ville, trulli, ulivi secolari e mare azzurro. Essendo il nostro protagonista un cardiochirurgo, la nostra maggiore location era un ospedale. Avevamo moltissime scene con ambientazione ospedaliera ma poi con la seconda ondata del Covid, a pochi giorni dalle riprese, è risultato impossibile. Guidati dall’attento lavoro del reparto di scenografia di Massimo Santomarco e con la collaborazione tra i reparti dell’editoriale, della produzione e della regia, c’è stato un intenso lavoro per ricostruire una geografia narrativa e dare un’immagine unica ai numerosi luoghi dove avremmo ambientato le numerose scene. L’arredatrice Cristiana Scipioni mi ha chiesto quale fosse il mio colore preferito. L’arancione! Ho risposto. Man mano, partendo da questo colore, l’ospedale ha preso forma nelle sale e corridoi della Regione Puglia da cui si vede il mare, in un periodo accessibile a noi perché vuoto a causa della pandemia e con i lavoratori in smart working. Come se fosse un puzzle, abbiamo iniziato a riempire tutte le caselle mancanti con un po’ d’ansia visto che il vero cuore del nostro ospedale tardava a diventare una realtà. Siamo stati sul terrazzo all’ultimo piano di un palazzo ancora in costruzione sempre affacciato sul mare; abbiamo realizzato molti giorni di riprese nel blocco ospedaliero del Miulli di Acquaviva delle Fonti, nei corridoi sotterranei e addirittura negli uffici amministrativi dove è stata ricostruita e arredata la nostra sala di terapia intensiva. Finalmente l’immagine del nostro ospedale ha iniziato a diventare reale finché abbiamo avuto il via libera per girare al nuovissimo Dea di Lecce ancora da inaugurare.

Qui, abbiamo girato in una sala operatoria di eccellenza con due cardiochirurghi e il loro team al completo che hanno preso le ferie per poter collaborare con noi. Da non credere, ma le pareti del DEA sono arancioni! Contemporaneamente la squadra di scenografia, all’ospedale di Poggiardo, lavorava per completare l’ultimo tassello del puzzle, ricostruendo due reparti di cardiochirurgia tassativamente con le pareti arancioni! Sono stati mesi intensi di riprese pieni di ansia, con la spada di Damocle sulla testa perché non sapevamo mai, a seconda dell’esito dei tamponi, se saremmo riusci - ti a girare il giorno dopo. Questa serie è stata per tutti noi come vivere un’avventura nell’avventura, un’esperienza unica dovuta alla contingenza storica che abbiamo vissuto. Seguendo il protocollo Covid per il cinema, che ci ha dato la possibilità di girare in sicurezza, per me la difficoltà maggiore è stata dirigere gli attori e la numerosa trou - pe con una mascherina sulla faccia che a malapena lasciava vedere gli occhi. Con le atmosfere create dalle luci del dop Stefano Ricciotti e le musiche di Savio Riccardi, ho cercato di intrecciare stilisticamente tutte le numerose linee di racconto per riuscire a tenere lo spettatore emozionalmente coinvolto Fino all’ultimo battito!

Cinzia TH Torrini