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CINEMAMBIENTE 24 - Il programma di lunedi' 4


CINEMAMBIENTE 24 - Il programma di lunedi' 4
Gli appuntamenti del Festival Cinemambiente prendono il via in mattinata con il panel dedicato a “Il cinema ambientale oggi” (ore 10-16, Circolo dei lettori), che punta i riflettori sulla trasformazione di un settore in crescita accelerata. L’emergenza ambientale e i fenomeni estremi che ne derivano sono oggi sotto gli occhi di tutti. Diventati perfettamente visibili e, quindi, narrabili, producono una nuova “materia cinematografica”, a cui, in tutto il mondo, si attinge con frequenza crescente. L’incontro vede riuniti in una giornata di discussione cineasti e studiosi, per riflettere collettivamente sul ruolo del cinema in un momento di grandi cambiamenti come quelli attuali e sulle nuove modalità espressive, produttive, distributive, che caratterizzano oggi la realizzazione e la diffusione dei film a tema ambientale. Al panel – introdotto dal direttore del Festival Gaetano Capizzi – interverranno la studiosa di ecocinema e Associate Professor di Italiano alla Wayne State University di Detroit Elèna Past, lo studioso di cinema ambientale Francesco Lorenzini, il critico cinematografico Enzo Lavagnini, il regista Mario Brenta, l’ecocritica Serenella Iovino e parteciperanno oltre una ventina di registi italiani le cui opere sono presentate nella sezione Made in Italy. L’incontro sarà anche trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Festival.

Nel pomeriggio (dalle ore 16, Cinema Massimo – Sala Soldati) riprendono le proiezioni dell’ampia sezione Made in Italy. Il primo film della giornata è Una famiglia resistente, di Walter Bencini, girato in Sicilia. Protagonisti sono Agron e Sandra, che rifiutano le scorciatoie della modernità e con tenacia continuano a resistere producendo formaggi nel rispetto della natura, della tradizione e del gusto. Un esempio di coraggio, di integrazione e di riscatto, ma anche di antichi saperi e di sostenibilità. Ci si sposta in Sardegna con il cortometraggio a seguire, Sulle arie, sulle acque, sui luoghi, di Vittoria Soddu, un'analisi approfondita delle immagini di propaganda e delle simbologie linguistiche utilizzate dalla Fondazione Rockefeller nell’isola, tra il 1946 e il 1951, per la campagna antimalarica, conosciuta come “The Sardinian Project”, e del modo in cui la malattia venne trattata in chiave bellica, sulla scia dell'immediato dopoguerra. Le proiezioni saranno seguite da un incontro con i registi.

Nella sezione Ecoeventi il Festival presenta (ore 16, Cinema Massimo – Sala Cabiria) le proiezioni dei quattro cortometraggi realizzati da otto giovani autori – Mario di Caterina Nonis e Andrea Bagnasco, Verde acciaio di Camilla Morino e Eugenio Goria, D’ora di Sarika Strobbe e Martina Ferlisi, Donne al centro di Teresa Bucca e Ieri Varriale – che hanno partecipato alla prima edizione di RUTA, Summer School di cinema documentario a tematica ambientale organizzata dall’Associazione Culturale elvira in collaborazione con CinemAmbiente e con il Museo A come Ambiente. RUTA è una delle tappe che compone il percorso partecipativo di MAPS, progetto finanziato dalla Compagnia di San Paolo grazie al bando Civica 2019 e dedicato all’esplorazione e all’applicazione del concetto di sostenibilità sul quartiere San Donato, a Torino. La proieione sarà seguita da un incontro con i coordinatori dell’iniziativa e con i giovani registi.

Sempre nel pomeriggio, torna in scena il Concorso cortometraggi, che presenta la seconda tranche di opere in gara (dalle ore 17.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria), composta da sei titoli. River Elegy, dello svedese Jonas Selberg Augustsén, è una riflessione sulla bellezza dell’imponente fiume Luleå, ma anche sull’impatto che la produzione di energia idroelettrica ha sull’ambiente. In arrivo dall’Estonia, Under Control, di Ville Koskinen, esplora gli effetti dell’azione umana sulla natura nel microcosmo di un giardino botanico, dove i giardinieri ingaggiano una lotta, tanto più dura quanto più perdente, contro i parassiti. Anche il corto di animazione Shift, del canadese Zach Fenlon, insiste sul nostro disastroso rapporto con il Pianeta e sulla necessità di un deciso cambiamento. Tre altri film si concentrano sugli effetti del riscaldamento globale in zone specifiche del Pianeta. Il messicano Adán Ruiz in Memorias de hielo documenta la progressiva fusione dell’ultimo ghiacciaio del Pico de Orizaba, la montagna più alta del suo Paese. Mar concreto, della brasiliana Julia Naidin, segue, invece, la progressiva erosione della spiaggia di Atafona a São João da Barra, cittadina a nord di Rio de Janeiro che rischia di scomparire per l’avanzata del mare.
L’inglese It’s Bean too Hot, di Hedvika Michnová, analizza, attraverso un viaggio in Tanzania e Costa Rica, come i cambiamenti climatici stiano minacciando le coltivazioni di caffè. Il film è inserito in una nuova iniziativa di Food Wave - Empowering Urban Youth for Climate Action, il progetto quadriennale, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Europaid Dear, finalizzato a dare a ragazze e ragazzi dai 15 ai 35 anni gli strumenti per guidare la transizione globale verso un sistema alimentare sostenibile entro il 2030. D’intesa con CinemAmbiente, il Comune di Torino, che aderisce al progetto con altre 17 città europee, ha selezionato, infatti, tra tutte le diverse sezioni del Festival una serie di sei film legati specificamente al tema della sostenibilità alimentare. La rassegna così composta verrà messa a disposizione degli altri partner europei di Food Wave, che potranno farla circuitare nei rispettivi Paesi. L’iniziativa verrà presentata nel corso dell’incontro successivo alla proiezione di It’s Bean too Hot, a cui parteciperanno in presenza e online diversi partner del progetto e interverrà lo Chef Kumalè.

In contemporanea, proseguono (dalle ore 17.30, Cinema Massimo – Sala Soldati) le proiezioni della sezione Made in Italy. La distanza, del collettivo Enece Film, è il frutto di una ricerca etnografica svolta nel 2020. Racconta, senza retorica, la realtà nascosta dei pastori nomadi nella bassa Padana. Attraverso lo sguardo dei registi la vita di questi personaggi e dei loro luoghi viene restituita senza forzare lo scorrere del tempo. Sempre i pastori, nella loro quotidianità di gesti atavici tramandati di padre in figlio, sono i protagonisti di Umbras di Fabian Volti. Le pratiche agropastorali custodite nei filmati d’archivio antropologici e nei filmati di famiglia si intersecano alle immagini contemporanee, in un confronto tra due generazioni che si interrogano sui luoghi della memoria e gli inganni del presente. Le proiezioni sono seguite da un incontro con i registi.

In orario preserale (dalle ore 19, Cinema Massimo – Sala Soldati), ancora due titoli della sezione. Donne di terra, di Elisa Flaminia Inno, vede protagonista un gruppo di contadine di nuova generazione, attive in varie zone del Sud Italia. Cinque storie che raccontano il percorso attraverso cui ognuna di loro ha mutato il proprio rapporto con i consumi e l'ambiente, per giungere poi alla terra e creare un sistema di auto-sostenibilità. Anche nei grandi agglomerati urbani, talvolta, si nascondono comunità resistenti che praticano stili di vita sostenibili e in armonia con la natura. Una di queste esperienze è raccontata da Acquabella - The Dying Farm, di Maurizio Dalla Palma, girato alle porte di Milano dove sorge la cascina del titolo, un terreno agricolo stretto d’assedio da centri commerciali ed edifici residenziali: un'attività florida che rischia di essere inghiottita dal cemento e dalle logiche sfuggenti della globalizzazione. Le proiezioni saranno seguite da un incontro con i registi.
Sempre in orario preserale riprendono anche le proiezioni del Concorso documentari. Fish Eye (ore 19.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria), dell’iraniano Amin Behroozzadeh, è una riflessione sui meccanismi del capitalismo che dominano il mondo della pesca industriale, dove la lotta per la sopravvivenza si ingaggia tra uomini e altri esseri viventi. Il film segue il viaggio in mare di un peschereccio che ha l’obiettivo di catturare 2000 tonnellate di tonno. Isolati per mesi in mezzo all’oceano, gli uomini a bordo condividono condizioni di vita molto dure, lavorando fino a quindici ore al giorno e aspettando spasmodicamente l’incontro con il banco di pesci che garantisca il ritorno a casa con il cospicuo bottino, come fosse una guerra. La proiezione sarà seguita da un incontro con Paula Barbeito Morandeira, coordinatrice di Slow Fish, campagna internazionale promossa da Slow Food.
L’incontro sarà anche occasione per illustrare i prossimi passi di CINE - Cinema communities for Innovation, Networks and Environment, progetto con il quale Slow Food, insieme a partner italiani e internazionali – tra cui CinemAmbiente – intende sostenere i cinema rilanciando il loro ruolo all’interno delle comunità locali. Tra le iniziative imminenti figura una serie di proiezioni, di film prevalentemente europei, il cui programma è stilato in collaborazione con CinemAmbiente e i cinema locali coinvolti nel progetto, situati nell’area tra Bra e Cherasco e nel Canavese. Agli appuntamenti cinematografici si affiancheranno eventi complementari come degustazioni e dibattiti che coinvolgeranno soggetti locali, attivi nella promozione della sostenibilità ambientale e gastronomica.

In serata (dalle ore 20.30, Cinema Massimo – Sala Soldati), ancora due film della sezione Made in Italy. Una storia di donne è al centro di L’amore e la cura, di Joseph Péaquin: due sorelle, nate e cresciute a Gressoney-Saint-Jean in Valle d’Aosta, intraprendono un’attività agro-pastorale basata sin dal principio su un’agricoltura sostenibile di alta qualità e sull’amore per gli animali. Il film a seguire vede protagonista lo scrittore Matteo Righetto, che ha trascorso il tempo dell'isolamento imposto dall'emergenza sanitaria nei boschi. L’anno dei sette inverni, di Marco Zunin, coglie l'aspetto poetico e di ricerca interiore di questa nuova dimensione, in cui lo scrittore s’immerge per affinare nuovi livelli di percezione del reale, affidandosi al minuscolo, alla vita delle piante, ai ritmi naturali che vengono quotidianamente stravolti dall’antropocene. Le proiezioni saranno seguite da un incontro con i registi.
Sempre in serata, il Festival presenta un altro titolo in gara nel Concorso documentari: Marcher sur l’Eau (ore 21.30, Cinema Massimo – Sala Cabiria), esordio nel lungometraggio di Aïssa Maïga, attrice francese di origini maliane-senegalesi dal forte impegno civile e con una ricca carriera internazionale costruita lavorando con registi dei più vari Paesi, da Sissako a Haneke alla Comencini. Il suo primo film è girato in un villaggio nel Nord del Niger in cui il cambiamento climatico ha reso un calvario quotidiano l’accesso all’acqua. Per procurarsela, la quattordicenne Houlaye, come le altre donne del villaggio, deve camminare ogni giorno per chilometri, saltando la scuola. Eppure, sotto i loro piedi, a duecento metri di profondità, c’è un’enorme falda acquifera: se solo si riuscisse a trivellare e a costruire un pozzo... La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista.

In seconda serata, l’ultimo titolo della giornata in cartellone per la sezione Made in Italy. Film in quattro capitoli, Volere è podere (ore 22.30, Cinema Massimo – Sala Soldati), di Carlo Simeoni, racconta altrettanti percorsi di cambiamento verso la progettazione di un futuro di vita sostenibile. Il film si concentra in un piccolo paese della Maremma toscana, Tatti: grazie ad un processo di aggregazione lento ma costante che dura da più di vent’anni, il borgo è un raro esempio di ripopolazione spontanea portata avanti da chi si è innamorato a prima vista di una terra dimenticata, o ha imparato ad amarla. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.

03/10/2021, 15:40