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Note di regia di "Divinazioni"


Note di regia di
"Divinazioni" è un viaggio, fisico e spirituale, nel Sud del nostro tempo, nel cuore di una Sicilia specchio di un passato da superare e di un presente da cambiare.
Ho concepito il film durante i primi incontri con Achille Sidoti, il Mago Atanus, stanca star delle televisioni private del Sud Italia. Un uomo con i segni e le cicatrici di un passato vissuto tra galera, truffe, televisione e cartomanzia. Il suo tentativo di riadattarsi al mondo attraverso i mezzi del passato – la tv – mi ha dato lo spunto per riflettere sulle condizioni della nostra società, soprattutto nei luoghi in cui la superstizione, la paura, la povertà, il desiderio di un cambiamento improvviso, ne definiscono precisamente lo stato, ne tracciano un profilo.
Achille Sidoti è un uomo del Novecento che vive nel nostro tempo, in una terra molto diversa da quella dove lui ha cominciato il mestiere di mago – se mai di mestiere si possa parlare – negli anni Sessanta. Un mondo che sembra aver perso la sacralità che ha sempre accompagnato l’uomo in ogni sua evoluzione, ma che in realtà è solo celata, nascosta nelle città come nelle campagne, nelle metropoli come nei piccoli paesini di montagna.
La necessità del sacro non potrà mai abbandonare l’essere umano. Potrà trovare, semmai, delle nuove strade; in questo senso, la presenza di Moka, il giovane artigiano rasta,
rappresenta all’interno della narrazione una nuova forma di sacralità o di magia contemporanea; la ritualità collettiva, che ha accompagnato i popoli nelle loro feste o atti propiziatori e che oggi è scomparsa anche nelle feste religiose di matrice pagana presenti nel Sud Italia – tranne che per il turista abbagliato da un esotismo fuorviante – trova il suo
sfogo, la sua forma d’essere, nei rave party, feste clandestine che in Sicilia si svolgono principalmente nei boschi, e che corrispondono al bisogno dei più giovani di vivere un’esperienza collettiva, psichedelica e introspettiva attraverso la musica. Una modalità non
troppo diversa da antichi rituali di tribù centroafricane o mesoamericane (con le dovute differenze, ovviamente). Una degenerazione o più semplicemente un bisogno, una necessità che il mondo occidentale e globalizzato ha negato respingendola ai margini delle città (boschi, capannoni, strutture fatiscenti e abbandonate, archeologie industriali).
Ma Moka è anche il fonditore, colui il quale sa maneggiare il rame, il bronzo e la fiamma ardente, che crea amuleti e che può generare il puro suono, attraverso il fuoco e la materia che si scioglie e si solidifica; un alchimista inconsapevole nella periferia del mondo magico.
Attorno e dentro tutto questo, il passato si fa presente. Il verbo antico scolpisce il tempo e le coscienze. Empedocle di Akragas si fa corpo e voce, e scopriamo come il suo pensiero sia più che mai contemporaneo, ma anche severo e ammonitorio: assecondate la
natura prima che si impadronisca di voi, coraggio, osate!
E così si torna al vulcano, nel cuore dell'Etna, lì dove da sempre si crede risieda l'essenza esoterica della Sicilia. Achille, avendo compreso l'impossibilità di cambiare la propria condizione, accetta la fine calandosi nel cratere vulcanico, diventando anche lui materiale d'archivio, un riflesso del tempo, un'immagine del passato, accompagnato in questo passaggio dalle voci dei postulanti, di coloro che, per amore, per paura, per soldi, per fede, per fortuna, per salute, hanno chiesto aiuto alla magia. Una magia che nasce dal fuoco e che al fuoco ritorna.

Leandro Picarella