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Note di regia de "La Legge del Terremoto"


Note di regia de
Viviamo in un tempo in cui gli uomini perdono la fede per la stessa ragione per cui loro genitori l’avevano: non sanno perché. Una verità aspra che identifica una sorta di malattia che alle volte reca il nome di indifferenza. Non si vuole mai scoprire in profondità le ragioni di una scelta di vita, di una strada imboccata, di una deriva in cui ci si lascia trascinare come un ramo secco lungo il flusso di un fiume. Il documentario “La legge del terremoto” tenta di riportare il fuoco del nostro vivere quotidiano non solo sulla memoria di eventi catastrofici che hanno segnato gli ultimi cinquant’anni del paese in cui vivo - l’Italia - ma anche di porre all’attenzione dello spettatore quanto sia importante ricostruire attraverso scelte improrogabili ciò che si perde in pochi secondi. Attraverso l’ingente materiale di archivio e le testimonianze di grandi professionalità quali architetti, scrittori, economisti, storici d’arte, responsabili della Protezione Civile e del mondo del volontariato ho intrapreso un viaggio nelle difficoltà e nella conseguente determinazione con la quale l’Italia ha cercato di restituire alle nostre coscienze l’identità storico culturale dei luoghi colpiti da eventi catastrofici. Direttamente sono stato coinvolto nel terremoto del 1980 dell’Irpinia al quale sono sopravvissuto all’età di sette anni. Proprio quell’esperienza ancora oggi è rimasta una ferita difficile da rimarginare… Ma ogni tragico episodio della nostra esistenza richiede un cambiamento, un tentativo di ricominciare da capo o di ricostruire ciò che è andato perso. Dove era come era? Dalla Sicilia alla Campania, dall’Abruzzo al Friuli noi italiani conviviamo da sempre con il terremoto, sappiamo che prima o poi ritornerà cambiando le nostre abitudini e la nostra visione del futuro. La “riscrittura” che propone questo documentario è quella di indagare sulla consapevolezza dell’essere ospiti in questa natura che del resto non ci ha mai promesso di restare incolumi ai suoi cambiamenti.

Alessandro Preziosi