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Note di produzione di "Hill of Vision"


Note di produzione di
L'idea di realizzare un film sulla vita del Prof. Mario Capecchi, premio Nobel per la medicina nel 2007, è nata per caso quando, qualche anno fa, ho letto della sua storia in una rivista scientifica nella sala d'attesa di un dottore.
Fin da subito ci siamo convinti che questa vicenda straordinaria meritasse di essere raccontata, in quanto non solo è talmente avventurosa da giustificare in sé la produzione di un film, ma è anche ricchissima sotto il profilo psicologico, emotivo e morale.
Abbiamo subito preso contatto con Mario Capecchi, che abbiamo incontrato per la prima volta a Milano in occasione di un convegno scientifico internazionale. È nata subito una grande simpatia che negli anni è diventata una sincera amicizia. Presso l'Università di Salt Lake City, dove lavora da anni, Mario ci ha concesso lunghe ed esclusive interviste in cui ci ha messo a parte dei suoi ricordi, dei più dolorosi come di quelli più belli, in una narrazione sempre interessantissima e ricca di umanità attraverso la quale abbiamo raccolto materiale prezioso per il film.
Insieme a Mario Capecchi abbiamo inoltre effettuato sopralluoghi negli Stati Uniti, nei luoghi della sua giovinezza, ed in particolare presso la comunità quacchera “Hill of Vision” (in gaelico Bryn Gweled), dove abbiamo incontrato i suoi amici d'infanzia raccogliendo interessantissime testimonianze.
Rai Cinema, nostro partner storico, ha manifestato un immediato e concreto interesse per il progetto, coproducendo il film.
La sceneggiatura è stata commissionata a Roberto Faenza e David Gleeson. Faenza è un regista molto noto e con molta esperienza come autore di progetti internazionali, avendo diretto attori quali Harvey Keitel, Keith Carradine, Kristin Scott-Thomas e tanti altri. Inoltre ha una profonda sensibilità nel raccontare storie in cui sono protagonisti i bambini, basti pensare al memorabile Jona che visse nella balena.
David Gleeson è uno sceneggiatore e regista irlandese che vive a Los Angeles ed è fra l'altro l'autore della sceneggiatura del biopic Tolkien, sulla vita del creatore della saga de Il Signore degli Anelli. Ci è sembrato il co-sceneggiatore ideale per un film di questo tipo.
Dato l'argomento e i personaggi della storia ci siamo orientati subito, come peraltro per gran parte dei nostri progetti, verso un impianto produttivo internazionale, rivolgendoci in primo luogo agli USA nella persona di Rex Glensy, avvocato e produttore anglo-americano, con la sua società statunitense Rhino Films, Inc.
Per i ruoli americani, cioè la madre e gli zii di Mario Capecchi, ci siamo rivolti a casting director di primaria importanza, oltre ad avvalerci della consulenza di Avy Kaufman, con la quale abbiamo lavorato con successo in passato.
Anche per i capi reparto abbiamo scelto figure professionali di grande prestigio e qualità: Milena Canonero, vincitrice di ben quattro premi Oscar per i costumi, Francesco Frigeri, scenografo di importanti film e serie televisive, da ultimo Il Nome della Rosa, Walter Fasano, montatore e collaboratore di fiducia del regista Luca Guadagnino.
Come è noto, l'infanzia di Mario, cioè il periodo della sua vita che è stato assolutamente decisivo nella formazione della sua straordinaria personalità, si è svolta in Alto Adige, sullo sfondo magnifico delle Dolomiti, anche se in un periodo storico tragico come la seconda guerra mondiale. Molti fra i ricordi più belli e poetici di Mario sono legati a quel periodo e a quelle terre.
Quando, molti anni fa, Mario ha lasciato l'università di Harvard (di cui non amava la competitività esasperata) per trasferirsi a Salt Lake City, nello stato dello Utah, ha comprato una bellissima casa di legno e di vetro sulle montagne che circondano la città, in mezzo ad un bosco di abeti. Ci ha detto che pensa sia stata la nostalgia del paesaggio montuoso dell'Alto Adige a fargli scegliere proprio quella casa, affascinante ma difficile da raggiungere.
E dopo avere ottenuto il premio Nobel Mario è tornato a Bolzano sull'altopiano di Renon, dove ha ritrovato i discendenti della famiglia che lo aveva ospitato durante la guerra.