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Note di regia di "Il Sommo Bene - Appunti per un Documentario"


Note di regia di
Non è un caso che questa raccolta di testimonianze contenga nel titolo la parola “Appunti”. Si colloca idealmente infatti fra un progetto che sentivamo l’urgenza di realizzare - pur senza mezzi e nelle più difficili condizioni possibili - ed un film che pensiamo sia ancora da farsi.
Ho adoperato il montaggio proprio come la scrittura di un taccuino per appunti e tale è rimasto. Non è dunque un documentario patinato, pensato e realizzato con fondi, attrezzature, sceneggiatori e maestranze. È un progetto semplice, povero di mezzi, anche se ricchissimo di solidarietà e di adesioni da parte di artisti e studiosi di teatro.
È un taccuino audiovisivo, costruito come una duplice forma di resistenza.In primo luogo resistenza alla pandemia, nel momento in cui erano vietati incontri pubblici per biblioteche, cinema e teatri, un periodo storico simbolicamente e concretamente deflagrante. Un tempo in cui molti, in particolare artisti e operatori della cultura, scaraventati improvvisamente nelle sabbie mobili di un presente stagnante, sono stati costretti a pensare ad un futuro possibile e a confrontarsi con errori ed insegnamenti del proprio passato (e le due cose sono connesse ovviamente), sia come individui che come coscienza collettiva. La storia di tutti. Questa operazione del pensiero, la necessità di ripensare al passato per ridefinire il futuro, che è - o dovrebbe essere - il senso sottile e interno di tutto ciò che siamo e che facciamo, come individui prima di tutto - è emersa alla luce, ha preso spazio, ha invaso il quotidiano e si è rivelata fertile per noi.
Il secondo tipo di resistenza, che scaturisce proprio da quel tipo di riflessione, è la resistenza all’Oblio. Un artista non si distingue per essere bravo, efficace, amato, capito. Si distingue per essere un “segno”. Un’indicazione. Compito di chi resta e di riconoscere questa indicazione e riportarla, per quanto possibile, alla luce. Con questo spirito nasce il nostro incontro con Carmelo Bene. Un genio, un segno. Un artista che ha lottato - con tutto se stesso - contro le sabbie mobili del suo presente - invisibili ai più. Un artista che ha aperto la strada alla “resistenza” culturale di quella generazione del teatro fervida di intuizioni che, sotto il nome di avanguardia, si è sviluppata tardivamente in italia. Coglierne la forza significa darci la possibilità di imparare a riconoscere le paludi, quelle visibili e quelle sommerse, ad andare oltre. Non è forse questo il senso più autentico della cultura?

Chiara Crupi