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Note di regia di "Italia. Il fuoco, la cenere"


Note di regia di
ITALIA il fuoco, la cenere vuole essere una porta socchiusa su un universo fatto di tenebre e mistero. Le immagini palpitano, emergono dall’oscurità: i fantasmi vengono a trovarci. E con loro tutto un mondo scomparso che ignoravamo. È la storia di un’arte e al contempo la storia di un paese, dei suoi costumi, dei suoi gusti. La fragranza di un tempo. O meglio la fragranza di diverse epoche che si succedono fino a portarci, impercettibilmente ma irrimediabilmente, verso il fascismo e la caduta di una cultura profondamente europea. Il documentario permette al pubblico di scoprire per la prima volta film, cineasti e attori che non conosce ma che costituiscono una parte immensa della storia del cinema. Questi film sono estremamente rari se si considera che oggi rimane appena un 15% della totalità dei film girati all’epoca: solo una manciata di titoli, recentemente restaurati, esistono oggi in DVD, mentre gli altri rimangono perlopiù inediti, ad eccezione di qualche proiezione presso alcune Cineteche o festival internazionali. Se la struttura generale della narrazione intende conservare una certa cronologia, questa storia del cinema è nondimeno innanzitutto poetica: lontana da mere accumulazioni di date e senza alcuna ambizione di esaustività. Le nostre scelte si sono concentrate sulle opere più innovative nella loro forma, quelle che ci paiono ancora oggi in grado di insegnare qualcosa sul cinema, o perfino insegnare a fare cinema in modo diverso. Ma dimostra anche come questa cinematografia non nasce dal nulla ma si ispira naturalmente, nella sua creazione, alle forme d’arte che l’hanno preceduta: la pittura, la scultura, l’opera, la fotografia, il teatro… Il montaggio è il fulcro del progetto, sia in termini di struttura generale che al livello di ogni raccordo. Ogni fase della narrazione trova così la propria tensione interna ed il proprio ritmo nel tentativo di riportare in vita ciò che è sepolto dietro la superficie delle immagini, come se in questi film si potesse veder luccicare una forma di inconscio della società e scoprirne le ossessioni o le lacune, la sua grandiosità così come la sua vulnerabilità. Un dialogo costante tra film di finzione e immagini documentarie percorre tutta la narrazione. Per la voce emblematica di Isabella Rossellini – e di Fanny Ardant per la versione francese – abbiamo scelto di lasciare la parola a coloro che quelle immagini le hanno create o ne sono stati spettatori al tempo. Pirandello, Dalì, Canudo, Gramsci, Pastrone, Fellini, la Bertini... loro stessi consentono di rivivere ciò che questi uomini e queste donne hanno visto in quei film, ciò che li ha estasiati, meravigliati o stravolti. Le bobine in nitrato, sopravvissute nelle Cineteche d’Europa che abbiamo visitato, incarnano tutta la memoria del cinema e la fragilità stessa di questa memoria, la sua bellezza splendente e la sua inesorabile decomposizione. Guardandole, abbiamo preso coscienza che l’archivio è esso stesso materia estetica: irradiata di colori le cui tinte originarie sono state preservate, o palpitante di deformazioni dovute al tempo, talvolta astratte quando la loro deteriorazione è ormai irrimediabile.

Céline Gailleurd, Olivier Bohler