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Note di regia di "Lia Non Deve Morire"


Note di regia di
Questo cortometraggio si basa su un obiettivo, profondamente sociale, che è quello di dare voce a chi per tanto tempo una voce non l’ha avuta. Al giorno d’oggi, finalmente, le parole “omosessualità” o “transgender” e tante altre, non hanno più accezione negativa. Ai bambini si vuole insegnare il rispetto della diversità, e il non-giudizio. Agli adulti vogliamo mostrare quanto può essere migliore un mondo senza odio. Eppure, per tante persone questo è ancora un sogno. Non si è in grado di accettare gli altri. E spesso non si è ancora in grado di accettare nemmeno noi stessi. Vincenzo non si riconosce nel sesso di nascita, ma allo stesso tempo rifiuta di accettare questo fatto. È una mostruosità, una malattia, e può mettere in difficoltà la sua famiglia e distruggere la sua vita. Questo non è accettabile. Si trova al centro di due poli opposti, e queste due forze lo stanno lacerando. Così non gli rimane più soluzione che togliersi la vita. La disperazione, il sollievo dell’idea della fine in questa unica via di fuga lo spingono a cercare pace nella morte. Il suicidio è purtroppo un altro aspetto delle nostre vite di cui non si parla abbastanza. Spesso viene marchiato come ricerca di attenzioni, o debolezza. Eppure, i numeri dei suicidi, specialmente quelli collegati a cause di omofobia, fanno venire i brividi. L’Arte però, è anche Resistenza al Tempo e alla Morte. E con questo cortometraggio c’è la volontà di fornire la forza di resistere alla tentazione di arrendersi per chi si trova in situazioni emotive simili.

Alfonso Bergamo