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FESTIVAL DI LECCE XXIII - "Peso Morto"


L'errore giudiziario e un innocente che sconta 21 anni di carcere senza colpa. Il documentario di Francesco del Grosso racconta la storia di Angelo Massaro e del caso che gli ha, di fatto, spezzato in due la vita.


FESTIVAL DI LECCE XXIII -
Angelo Massaro e il suo "Peso Morto"
Fa riflettere i nuovo documentario di Francesco Del Grosso. Sia sulle conseguenze umane di una detenzione ingiusta, ovviamente, sia sulla responsabilità per un errore giudiziario. Di sicuro chi ci ha rimesso oltre 20 anni di vita è Angelo Massaro, condannato a 24 anni per un omicidio che non aveva commesso. Ma anche la sua famiglia, moglie e due figli piccoli al tempo dell'arresto, che lo hanno aspettato nella sofferenza, convinti della sua innocenza.

Ma oltre alle conseguenze, Peso Morto, fa pensare alle responsabilità di un'ingiusta condanna e alla libertà indispensabile per la Magistratura e all'assoluta non responsabilità in caso di una sentenza sbagliata. Non sono i Giudici e non è lo Stato a dover rispondere di un errore, ma la Società, che si è affidata a loro per la gestione della Giustizia. La società ha messo nelle mani di persone qualificate tribunali e processi con la garanzia di poter non rispondere di eventuali errori. E deve essere così, perché in caso di dubbio, nessun Giudice , dovendo rispondere di persona, si prenderebbe l'onere di condannare con leggerezza. Chi sbaglia sentenza, Giudice o Stato non deve rispondere direttamente del suo errore con chi lo ha subìto, ma dovrà pagare le conseguenze di fronte alla Società che sarà chiamata anche a restituire, oltre al giusto risarcimento, la dignità a un innocente. Siamo noi tutti che dobbiamo chiedere conto ai responsabili di una condanna sbagliata, non l'ingiustamente condannato. È nostra responsabilità.

Il documentario di Del Grosso è la storia cronologica dei fatti, dall'arresto fino ai giorni nostri, passando per la revisione del processo, dopo 21 anni, che porta Angelo Massaro, nel 2017, ad essere riconosciuto completamente estraneo ai fatti. Le interviste ai familiari, la moglie e il figlio maggiore, ma anche a coloro che lo hanno conosciuto negli anni del carcere, la Direttrice di Catanzaro, lo psicologo e il sacerdote, riescono a rendere vivi i ricordi e a trasformare l'innocente colpevole in una persona a cui teniamo. L'empatia cresce, l'indignazione anche, ma soprattutto ad aumentare è il senso di impotenza davanti a una Legge (dalle Forze di Polizia ai Tribunali) che spesso lavora con leggerezza per arrivare a una soluzione rapida, basata sui "pre-giudizi" e non sulla verità e su quella professionalità che è stata la ragione primaria per cui la Società gli ha affidato un compito così delicato.

16/11/2022, 11:52

Stefano Amadio