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Note di regia di "Endless River"


Note di regia di
Tre soldati risalgono il fiume alla ricerca del loro plotone perduto. Smarriti, col desiderio di tornare a casa, tuttavia immersi nella bellezza lussureggiante della foresta. Questa è l’immagine che si è fatta strada dentro di me, la prima volta che ho visto il torrente che scorre vicino alla mia casa, in campagna. Mi tornavano in mente i soldati americani che risalgono i torrenti del Vietnam, visti in tanti film e documentari. Così quando ho voluto scrivere qualcosa sul dolore della guerra l’ambientazione era già decisa.
Perché questo film? So di essere fortunato ad appartenere a una generazione che, al contrario di quelle precedenti, non ha dovuto subire una guerra. A mio nonno e mio padre è successo. Se fossi vissuto in un’altra epoca (o in questo tempo, ma in un’altra zona del mondo) avrei potuto essere costretto a combattere. Quindi sono sensibile al tema, guardo i film di guerra con un’immedesimazione nel destino dei soldati. Gente che ha dovuto abbandonare la propria famiglia, il proprio lavoro, il proprio luogo.
Nella guerra la distanza tra la vita e la morte si riduce a una casualità assoluta. Pochi centimetri più in qua o più in là e una pallottola cambia il tuo destino. Non solo il tuo, ma anche di quelli che ti aspettano a casa e delle persone che avresti incontrato.
Così è nata la storia di tre soldati, diversi tra loro, ma accomunati dal desiderio di uscire da quell’inferno e tornare a casa. Una piccola storia all’interno della grande Storia. Non ho voluto dare riferimenti precisi a un esercito o a una guerra in particolare, perché mi interessava sottolinearne l’universalità. La fragilità umana accomuna tutti. Per lo stesso motivo ho scelto di girare il film in inglese, ma con tre attori non madrelingua.
Vengono da paesi diversi, parlano una lingua che non è la loro per comunicare. Un esercito che rappresenta tutti i soldati del mondo.
Insieme agli attori abbiamo cercato di far intravedere allo spettatore, nei limiti di tempo di un cortometraggio, che ogni personaggio non è semplicemente un soldato, ma una persona che porta con sé una storia, degli affetti, delle paure e dei rimpianti.
Ho scelto con la mia direttrice della fotografia Marina Kissopoulos delle ottiche che restituissero la qualità cinematografica dei film classici di guerra, tenendoci spesso molto stretti sugli attori e cercando, allo stesso tempo, di cogliere la meraviglia della natura che circonda i tre soldati. Lo stridente contrasto tra l’assurdità della guerra e la grandezza della vita in cui tutti siamo immersi e la vulnerabilità del nostro essere umani, ecco i temi di questo piccolo film.

Edoardo Pera