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SCONOSCIUTI PURI - La dignità dei corpi anonimi


Un documentario diretto da Valentina Cicogna e Mattia Colombo.


SCONOSCIUTI PURI - La dignità dei corpi anonimi
Un documentario dalle atmosfere cupe e “crime”, "Sconosciuti Puri" di Valentina Cicogna e Mattia Colombo. Cristina Cattaneo, è un’antropologa forense, medico legale, professoressa e fondatrice del Labanof, il primo laboratorio italiano, con sede a Milano, dedicato al riconoscimento dei cadaveri anonimi. Cristina vuole restituire ad ogni Sconosciuto Puro, il nome e la dignità che tutti dovrebbero meritare. Lotta da anni contro l'indifferenza delle istituzioni e della politica, per raggiungere il suo obiettivo. Con una fotografia gelida e precisa, inquadrature tagliate nette sulle facce dei protagonisti, intenti a dissezionare i corpi di cadaveri senza nome e senza famiglia, sono persone che non avranno mai una sepoltura ufficiale, un conforto dei cari; sono morti anonimi e tali rimarranno.

La camera da presa dei due registi spesso si sofferma sugli occhi celesti e buoni della Professoressa Cattaneo, vediamo anche le autopsie, le lezioni di anatomia ai giovani di Patologia Forense di Milano. Allo scorrere dei filmati di archivio di Chi l’ha visto e dei Tg, che sparano notizie sensazionalistiche di delitti anonimi e catastrofi legate all’immigrazione, si alternano le immagini dedicate al lavoro certosino e delicatissimo del riconoscimento del corpo. Spesso dalle news si risale ad un dettaglio, ad un tatuaggio, ad un particolare che può permettere di dare un nome allo Sconosciuto. Come per la tragedia del 18 Aprile 2015, giorno in cui un peschereccio libico, con a bordo settecento migranti, affonda nel Canale di Sicilia. E’ uno dei più grandi naufragi, legati al traffico di disperati dall’Africa all’Europa, che coinvolse il nostro paese. Ripescato a quattrocento metri di profondità, nel Giugno del 2016, questo relitto enorme e spaventoso, verrà esposto come monito per la cieca borghesia mondiale, addirittura alla 58esima mostra di Arte Contemporanea di Venezia. Solo ventotto migranti sopravvissero, in mille affogarono e non ebbero nessuna sepoltura o riconoscimento ufficiale. Cristina Cattaneo da quel giorno, cerca di dare una pace a quei corpi, raschiando oggetti, prelevando qualche campione di Dna dai residui organici, ormai irriconoscibili. Questa è la parte più forte del film, nella quale ci scorrono davanti i dettagli forensi, gli oggetti della cronaca. Ma i due giovani e bravi documentaristi non cercano il sensazionalismo o la facile via del macabro televisivo. Tutta la regia si concentra, infatti, sui volti di chi è intento nella ricerca scientifica. Un film politico e di impegno civile che usa un linguaggio accattivante e mai banale.

06/12/2023, 16:37

Duccio Ricciardelli