ARTI MARZIALI E CINEMA CINESE, fra mito
e politica - A Roma il 5 marzo
Se il Western è il cinema americano per eccellenza, il cinema di Arti marziali è il cinema cinese per eccellenza.
Wilfried Leichert, sinologo e cultore di cinema, ci porta alla scoperta di come e quando sia nato, come sia stato represso e risorto, questo genere che ormai da anni ha conquistato gli studi di Hollywood e le sale cinematografiche di tutto il mondo.
Con “
ARTI MARZIALI E CINEMA CINESE, fra mito e politica” - mercoledì 5 marzo alle 18, al Teatro Manzoni di Roma - Wilfried Leichert, farà scoprire al pubblico che il cinema di Arti marziali è molto di più di un semplice cinema di intrattenimento.
Le Arti marziali sono una forma di combattimento nata in Cina e in Giappone, profondamente radicata nella storia di questi paesi e nella loro tradizione. In occidente, li abbiamo scoperti con i film giapponesi di Kurosawa negli anni Cinquanta, e negli anni Settanta con quelli cinesi di Kung Fu, con Bruce Lee.
Il genere si è poi diffuso nella cinematografia di altri paesi e ormai non c’è film d’azione che non includa scene di Arti marziali. Le nuove produzioni come “La Tigre e il Leone” del 2000 e “Everything Everywhere all at Once” del 2022 di Daniel Kwan, hanno rispettivamente valso l’Oscar al regista Ang Lee e all’attrice Michelle Yeo, prima attrice asiatica a vincere l’Oscar.
Ma è da sottolineare come questi film stiano creando un’identità culturale, una “cinesità” che spiega l’immenso successo negli anni Settanta e Ottanta fra i cinesi emigrati. E questa ricerca di identità la vedremo nelle nuove produzioni della Repubblica popolare, racconta Leichert.
Avvalendosi di diversi spezzoni di film – dai primi degli anni Sessanta a quelli di Jackie Chan (‘Drunken master’, ‘Due mine vaganti’) ai cartoni “Kung Fu Panda”, un successo blockbuster giunto alla quarta serie - Leichert inserisce il genere in un contesto socio-culturale e politico. Opera non semplice e immediata. I film di arti marziali cinesi vanno da quelli di Kung Fu a quelli di Wuxia (il gioco di spade). E in effetti provengono da tre Cine: Hong Kong, Taiwan e la Cina popolare, diverse socialmente e politicamente. In altre parole, anche se ci sono una tendenza a uno stile comune e delle regole generali, non esiste un cinema nazionale cinese unico, bensì un cinema composito delle “tre Cine”.
Nato come puro intrattenimento, è oggi anche un veicolo per promuovere l’etica cinese e confuciana. Come tale contribuisce alla creazione di un’identità nazionale per tutti i cinesi, dentro e fuori dalla Cina popolare. È quindi un altro strumento del soft power del Partito comunista cinese che vuole promuovere e diffondere i suoi ideali e le sue politiche. Allo stesso tempo, dà identità alle diverse contro-culture nella loro resistenza a qualsiasi status quo.
“In un mondo in cui l’Europa sembra essere schiacciata tra le due superpotenze, America e Cina, credo sia necessario cercare di capire questi due paesi, esaminandoli anche da angoli diversi - dice Leichert - e comprendere il cinema di Arti marziali è un modo per capire un pezzetto della Cina contemporanea”.
26/02/2025, 11:20