U.S. PALMESE - Raccontare il calcio al cinema
Non sempre un buon soggetto si trasforma in una buona sceneggiatura. Non sempre i film ambientati nel mondo del calcio portano fortuna. E’ quello che è successo ai
Manetti Bros. con il loro ultimo film, “
U.S.Palmese”.
Partiamo dal soggetto; un astro nascente del calcio mondiale, viziato, pieno di soldi e di sé, viene squalificato per una serie di comportamenti scorretti in campo. Questa squalifica potrebbe mettere in discussione il proseguo della sua carriera. Molto lontano dai fasti (in crisi) dell’aitante giocatore di football di colore, il signor Etienne Morville, c’è un tranquillo vecchietto che si gode la pensione. A cui però balena in testa una folle idea; ingaggiare Etienne per farlo giocare nella squadra di Palmi in Calabria, la U.S. Palmese. E fin qui tutto bene.
L’idea è davvero originale e convincente. Ma da questa idea al risultato finale, cioè il film, evidentemente c’è qualcosa che si inceppa, che i talentuosi fratelli Manetti forse non hanno saputo gestite. L’evoluzione del soggetto pare a tratti confuso, con alcune “divagazioni” che alla fine finiscono per appesantire il film. Peccato, peccato davvero. Perché l’idea sulla carte avrebbe funzionato eccome.
Poi, si sa, il calcio nel cinema funziona poco. E’ uno sport difficile da rendere cinematografico. Ci hanno provato in tanti, spesso con scarsi risultati, compreso anche qualche regista doc come Pupi Avati (“Ultimo minuto” del 1987 con Ugo Tognazzi). In ogni caso, anche per l’originalità, il film merita la sufficienza piena perché il cinema italiano ha bisogno di questi “atti di coraggio” che esulino da quella commedia piena zeppa di argomenti fritti e rifritti.
Che i fratelli Manetti abbiano talento oramai è appurato. Fin dai loro esordi. Poi a conferma, sono arrivati “Zora la vampira”, “Paura”, “Song’ e Napule”, “Ammore e malavita”. Per non parlare della trilogia dedicata a “Diabolik”, che ha messo in evidenza la loro capacità di gestire al meglio una mega produzione ricca assai. Il loro film più “normale” probabilmente ha tirato fuori qualche limite.
Ci voleva più sintesi nel raccontare la storia del calciatore Etienne e del pensionato calabrese, interpretato da un bravo Rocco Papaleo. Due ore e 5 minuti sono un esubero. Da segnalare, i ruoli da non protagonisti di Clauda Gerini, Gianfelice Imparato, Massimiliano Bruno.
03/04/2025, 08:17
Federico Berti