CINECITTÀ SI MOSTRA
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Laura Mastrogiovanni  (12/01/2007 @ 15:01)
Il film è molto scorrevole e tratta il tema affrontato con molto tatto... mi è piaciuto molto!
Battista Passiatore  (24/11/2006 @ 00:00)
Cristina Comencini porta sul grande schermo il suo ultimo romanzo, "La Bestia nel Cuore" (edito da Feltrinelli), trattando con molta delicatezza e semplicità tematiche difficili da rappresentare come le violenze in famiglia e l'omosessualità al femminile. Il film è stato scelto per rappresentare la nostra Nazione alla Cerimonia degli Oscar (dopo l'ingiustificata eliminazione del favorito "Le Conseguenze dell'Amore" di Paolo Sorrentino, e del promettente "Private" di Saverio Costanzo). Applauditissimo all'ultimo Festival di Venezia, "La bestia nel cuore" è notevole anche dal punto di vista della scrittura; la sceneggiatura infatti, è organica e completa. Nulla viene introdotto senza poi essere approfondito e il ritmo si mantiene bene in equilibrio tra dramma e ironia. Tutti i personaggi hanno un ruolo importante nella storia e partecipano attivamente alla costruzione del messaggio: la necessità di comunicare. Il film si avvale senza alcun dubbio della prova corale di tutto il cast di attori: ognuno di loro aggiunge qualcosa alla pellicola valorizzandone ogni personaggio, anche il più marginale. Giovanna Mezzogiorno e Luigi Lo Cascio si confermano due degli attori italiani più dotati di talento (come viene dimostrato nella scena più forte dal punto di vista emotivo: il confronto tra fratello e sorella durante la notte di Capodanno, tra il dolore passato e la speranza di un anno nuovo migliore). Forse l'unica pecca è quella alla fine di voler chiudere presto la narrazione, dando una sorta di "lieto fine" a tutti i personaggi. Per questo il film oscilla tra commedia e melodramma..Nonostante ciò rimane una tra le pellicole più interessanti viste negli ultimi mesi. Degno di nota anche il lavoro musicale del compositore Franco Piersanti che sottolinea melodicamente i momenti più drammatici senza mai esagerare.
Francesco Chiti  (17/09/2006 @ 20:27)
Si lascia guardare piacevolmente ma non rapisce
Emanuela Fiorito  (03/05/2006 @ 00:00)
Gli occhi di un’intensa Giovanna Mezzogiorno ci fanno strada nei bui corridoi di una casa silenziosa e dimenticata, quella dell’infanzia di Sabina, una donna come tante messa davanti ad un passato terribile che si risveglia prepotente in lei all’improvviso, una notte. La visione onirica sarà la spia che la condurrà più o meno consapevolmente alla ricerca di una verità nascosta, per anni rimasta sepolta nel suo cuore. I flashback della memoria sono intessuti di voci assenti, spezzate, come il puzzle di un dolore antico da ricostruire pezzo dopo pezzo. Sono afone le immagini del padre che da severo ed autoritario di giorno si trasforma la notte nella Bestia dalle fattezze umane e la voce lamentosa. E’ mancante la voce della madre, che preferisce celare il dramma del marito piuttosto che affrontarlo, seguitando come se nulla fosse. Sabina decide di andare a trovare il fratello negli gli Stati Uniti seguendo l’istinto, e scopre la verità. Quella realtà a causa della quale il fratello non è in grado di dimostrare il proprio affetto ai figli ed entra in analisi, lui vittima per primo degli abusi paterni. Daniele è l’unica figura maschile debole eppure straordinariamente forte del film. La sua caparbietà interiore rende pressoché nulli gli altri uomini presenti, fragili come Franco, che pur amando Sabina pecca mentre lei è assente, o come il marito della collega di Sabina, Maria (una brillante Angela Finocchiaro), che abbandona il tetto coniugale per inseguire il sogno di eterna giovinezza insieme ad una compagna di scuola della figlia. Tutta l’infanzia di Sabina è silente dentro di lei, sino al momento dell’epifania, la notte di Capodanno, quando ciò che prima era solo un tremendo sospetto le si palesa davanti in tutta la sua drammaticità. Dapprima la rabbia la travolge, poi le parole di Daniele danno una spiegazione alla sua ferita interiore. Perfetta Stefania Rocca nei panni di Emilia, amica di infanzia di Sabina, divenuta cieca intorno ai vent’anni, che sarà per la delusa Maria un valido surrogato dell’amore maschile. Il film, pur toccando una tematica difficile, non scade in uno scontato buonismo. Daniele arriva a provare odio nei confronti del padre-orco e ne attende la fine al capezzale con sadica soddisfazione. Franco tradisce la donna che ama dopo averle giurato fedelta'. Le colpe vengono riassorbite, e catalizzate positivamente verso il futuro. Le cicatrici del passato non sono rimarginabili, ma neppure un ostacolo al raggiungimento della serenità.

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