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Conferenza Stampa (Roma, 14/10/2006): Uno su Due


Conferenza stampa del 14 ottobre, presso la Sala Santa Cecilia all'Auditorium Parco della Musica durante la Festa Internazionale di Roma 2006, subito dopo l'anteprima del film. Sono presenti in sala Eugenio Cappuccio, Fabio Volo, Anita Caprioli, Ninetto Davoli, Agostina Belli, Tresy Taddei, Beppe Caschetto.


Conferenza Stampa (Roma, 14/10/2006): Uno su Due
Eugenio Cappuccio e Fabio Volo
Cappuccio, secondo lei, questa è una commedia del realismo alla Truffault?
Eugenio Cappuccio: Il film richiedeva umanità e sentimento. Il centro della vicenda è lo sguardo sul mondo e sugli altri che deve fare Maggi. Truffault mi ha influenzato sugli elementi sottili, come la scena della cortina dell'aereo.

Come nasce la coppia Volo-Davoli?
Eugenio Cappuccio: Nasce dalla storia e dalla sceneggiatura. Ho pensato la faccia di Davoli vicina a quella di Volo. Inoltre Fabio da giovane ha fatto il panettiere e come dimenticare le battutaccie di Ninetto in questa veste in alcuni film. Stavano bene insieme umanamente come caratteri.
Fabio Volo: Veramente pensavo di essere in coppia con Anita nel film. Conoscevo Ninetto e l'ho incontrato a Cinecittà dopo aver partecipato alla sceneggiatura. Lui non stava mai fermo, di solito sono io che non mi fermo un minuto. Sono riamsto positivamente sorpreso da Davoli., mi sembrava io da giovane! Ci siamo trovati subito, perchè abbiamo la stessa estrazione sociale e molte cose che ci accomunano. Le stesse cose le ho, poi, ritrovate anche negli altri attori del cast. Eugenio è stato bravo a trovare un cast di persone con una grande umanità.
Ninetto Davoli: Vedo in Volo un ragazzo grintoso e gagliardo, come si dice in Francia. Io sono molto dinamico ed aggressivo e Fabio la prima volta che mi ha visto è rimasto shoccato, però dopo i primi giorni di lavoro insieme ci siamo trovati subito bene. In lui mi sono rivisto da giovane. Lui è grintoso ed ha una grande voglia di vivere. Lui è così, siamo due così, naturali, semplici, due persone che hanno voglia di fare cose belle e far divertire la gente. Questo è poi anche il rapporto di affetto, amicizia, amore che abbiamo anche nel film. Nella vita ci vogliono persone che si sostengono come noi.

Lo dico specie a Cappuccio, il microfono va messo in bocca (n.d.r. Volo si alza in piedi ed esulta con i pugni al cielo) Fabio, sei te che hai scelto il regista? Ti sei immedesimato bene nel soggetto, visto che quando giravate il film eri veramente malato e stavi in ospedale?
Fabio Volo: Lo devo mettere in bocca? (riferito al microfono) Lo posso tenere così? Il progetto del film è nato da un soggetto che ci era piaciuto e cercavamo un regista che potesse appoggiare lo sguardo sulla storia con sensibilità. Con Eugenio abbiamo poi fatto dei cambi quando abbiamo scritto la sceneggiatura. Questa è la cosa più piena in cui mi potessi ritrovare. Nel momento in cui abbiamo girato le scene dell'ospedale anche io veramente mi trovato in quel luogo (problemi di stress). In ospedale ho vissuto internamente delle cose ed ho notato dei dettagli che stando a casa non avrei poi riportato nell'interpretare il mio personaggio. Mi sono ammalato proprio a cavallo della sceneggiatura! Scusate, ma ci sono giornalisti stranieri in sala? Se no è inutile la traduzione nelle altre lingue!
Traduttrice: Sta dicendo che sono inutile?
Fabio Volo: La donna non è mai inutile, ma per favore alzi la mano chi è straniero!

Una delle scene che più hanno colpito del film è la sequenza del caffè non bevuto ma "assaggiato". Davoli ha conquistato e sconcertato per come era in passato. Questa sequenza è tua o era nella sceneggiatura? Come hanno contribuito i due interpreti ha renderla così particolare?
Eugenio Cappuccio: Era nella sceneggiatura, ma i due interpreti hanno poi fatto la loro parte a meraviglia. E' una scena di pathos e verità. E' una sequenza che porta al confronto i due personaggi su ciò che non si è potuto realizzare. Il minimo in certi momenti della vita porta a tanto, anche se davanti ad un cosa così piccola si ritrovano una montagna. Comunque quel caffè vanno a farselo i nostri eroi. Dietro quella tazzina c'è una discussione, c'è la voglia di uscire e risvegliarsi.

Oltre a Truffault, il film mi ricorda molto Dino Buzzati in "Sette Piani". E' vero? Esiste?
Eugenio Cappuccio: Buzzati è uno scrittore che amo molto, specie per come tratta il rapporto con gli oggetti. Il cinema oltre la parola aumenta le dimensioni del tutto anche delle cose.

Ultimamente una cosa che sta riuscendo bene nelle pellicole italiane è la coralità della storia. Nella cura delle atmosfere c'è una maturazione rispetto al suo precedente film, "Volevo solo dormirle addosso", specie per quel che riguarda gli elementi femminili. Me li può descrivere?
Eugenio Cappuccio: Abbiamo costruito intorno al film un contenitore affettivo molto nutriente. Questo ha reso le scelte dei caratteri primari e secondari molto felice. Mi ha aiutato ha fare una selezione privilegiata. Sono contento si noti uno sviluppo dei caratteri femminili rispetto al mio precedente film.
Anita Caprioli: I personaggi femminili, come Silvia, raccontano tutti un'esperienza comune delle donne. Silvia ha una consapevolezza dei limiti del suo rapporto e spera in uno sviluppo, in un'evoluzione di questo. Poi subentra la malattia del compagno. Nel problema si rende conto del valore del rapporto che sta vivendo. In Silvia questo crea un corto circuito e così diventa uno specchio di Lorenzo.
Agostina Belli: Con Cappuccio è stato un bell'incontro. Già dalla prima volta che ci siamo visti si è presentato con un mazzo di fiori. Mi ha conquistata e commosso da subito. Ho provato con lui a Cinecittà parlando e recitando insieme il mio ruolo. E' stato bello perchè registrava tutte le mie battute spontanee e mi faceva immedesimare nel ruolo. Quando mi è arrivata a casa la sceneggiatura definitiva ho ritrovato tutte le mie battute registrate e mi sono sentita il ruolo proprio mio. Sono felice per questo ritorno...
Tresy Taddei: Buongiorno e scusate l'emozione. Non so bene come iniziare. Cappuccio ha saputo di me tramite i miei film precedenti, che pur essendo una sconosciuta sono undici. L'incontro con Eugenio è stato tranquillo e sereno. Si è fidato, perchè ha conosciuto il mio ragazzo ed insieme a lui dovevamo fare una scena in cui litigavamo, che poi non è stata fatta. Ringrazio i miei genitori, perchè sono stati i primi a credere in me, poi Eugenio per il suo aiuto, Federico Perricone e poi Volo, perchè è un matto. Mi sono divertita tanto a fare questo film.

Nel film "Uccellacci e Uccellini" (1966, regia di Pierpaolo Pasolini con Totò, Ninetto Davoli, Femi Benussi, Rossana Di Rocco, Renato Capogna, Pietro Davoli, Ricardo Redi e Gabriele Baldini) c'eravate te e Totò. ti sei sentito come Totò per Fabio Volo? Ci puoi fare un omaggio a Pasolini?
Ninetto Davoli: Non pensavo a questa cosa, ma inconsciamente l'ho fatto istintivamente. Fabio ha un'età che potrebbe essere mio figlio. Non sono stato stimolato da Pierpaolo per fare questo film.

Volo, cosa pensi di questa manifestazione?
Fabio Volo: Bah, non ho seguito molto. Posso dire che trovavo strano che una città come Roma non avesse un festival. E' un posto naturale per il cinema. Io sono stato catapultato qui, però sarò sempre me stesso come allo stadio. Mi diverto in ogni posto dove vado. Qui parliamo di cinema, le cose che mi sconvolgono sono fuori da questa sfera. Sono contento, perchè per venire qui mi hanno pagato l'aereo ed ho una stanza in albergo grandissima. Se qualcuno non sa dove andare a dormire stasera può venire da me...


Conferenza stampa "Uno su Due"


18/10/2006

Simone Pinchiorri