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Intervista al regista Alessandro Capone sul film "L'Amour Cachè"


Alessandro Capone, regista di "L'Amour Cachè" in concorso alla 2. Edizione della Festa di Roma, racconta a CinemaItaliano.Info il suo film basato sul rapporto madre-figlia.


Intervista al regista Alessandro Capone sul film
Come è nato il suo film "L'Amour Caché"?
Alessandro Capone: Il film è nato dalla lettura del libro di Danielle Girard. Lo lessi sette anni fa e quella notte non riuscii più a prendere sonno. Non ho abbandonato il progetto mai anche se continuavo a lavorare ad altro sempre nella speranza di riuscire a montarlo.

Il film, appunto, prende spunto dal romanzo di Danielle Girard. Cosa ha tratto dal libro e cosa ha invece messo di proprio nella pellicola?
Alessandro Capone: Il libro andava rispettato nella sostanza e nella forma cercando di evitare di cadere nelle tentazioni di "adattare" come dovrebbe sempre accadere. Succede a tutti di leggere un libro e di restare delusi dalla trasposizione cinematografica. E' un problema che si pone sempre davanti ad un'opera letteraria. Proprio partendo da questo assunto con Luca D'Alisera abbiamo lavorato in questo senso. Il libro era molto forte da solo. Andava rispettato cercando di non essere invasivi con la "mise en scene", sia dal punto di vista della macchina che dal punto di vista della fotografia. Quello che c'è di personale è semmai quello che comunemente chiamiamo "stile". Ognuno di noi, anche inconsciamente, ci mette del suo. Quel "suo" che viene dalla nostra fantasia, da rappresentazioni che ci hanno accompagnato sin dall'infanzia. Credo che sia molto formatvo quello che abbiamo visto da piccoli e nella nostra adolescenza. Ai miei tempi le serate erano dedicate ai cineclub, piccoli circoli con poche sedie anche disuguali: posti come il Filmstudio 70 e L'Occhio L'Orecchio La Bocca a Roma. Erano gli anni di Bergman, di Dreyer, gli anni in cui andavamo a vedere l'espressionismo tedesco... e poi la nouvelle vogue... anche se io non l'ho mai amata. Truffaut insieme a Bergman e Welles credo siano stati i registi che ho amato di più sin dalla mia infanzia..

Come ha elaborato il tema principale del film sull'odio-amore d'una madre per il proprio figlio o figlia?
Alessandro Capone: Il tema trattato è esattamente l'incapacità dimostrata dalla madre di amare la propria figlia. E' proprio questo tabù che mi ha affascinato del libro. E' un tema che esiste, un problema con cui conviviamo ma di cui non si parla. Una madre non può affermare di odiare la propria figlia. Non si può dire...

Ci può parlare dei personaggi di Danielle e Sophie?
Alessandro Capone: Danielle è una donna depressa ricoverata in una clinica psichiatrica da un paio di mesi dopo il terzo tentativo di suicidio. Ha deciso di chiudersi nel mutismo e di non comunicare più con l'esterno. Tantomeno con la figlia. La storia si svolge attravesro la sua malattia e una psicologa (Greta Scacchi) che tenta di entrare in comunicazione con la paziente, prima attraverso la scrittura e infine riuscendo a farla parlare.

Come ha scelto il cast del film?
Alessandro Capone: Ho immaginato la Huppert in quel ruolo sin dalla lettura del libro. Non ho pensato mai che un'altra attrice potesse farlo come lei. Quindi sono andato avanti in maniera testarda sino a quando non sono riuscta a convincerla...stanco ma felice! La Scacchi è entrata un po' in corsa, dimostrando una grande professionalità dovendo recitare in una lingua non sua e affrontando quindi doppie difficoltà. La figlia è stata scelta dopo moltissimi provini a Parigi... Quando ho incontrato Melanie ho capito che era lei. La giovanissma attrice in seguito ha vinto il Premio Romy Schneider per la rivelazione dell'anno e un Cesar per un altro film... non avevo visto sbagliato. L'unico uomo o quasi è invece il grande Olivier Gourmet già Palma d'Oro a Cannes con um film dei fratelli Dardenne. C'è un Cameo dell'unico italiano, Giorgio Lupano, assolutamente all'altezza del progetto.

Cosa ha voluto far risaltare nelle inquadrature di "L'Amour Caché"?
Alessandro Capone: La malattia... il disattamento mentale della protagonista e il suo percorso verso la realtà...

Il film è in concorso alla 2. Edizione della Festa Internzaionale di Roma...
Alessandro Capone: Sì, e questo mi rende felice. Roma è la mia città. Certo ci sono tantissimi film e grandi registi. Questo mi incute timore, rispetto e naturalmente paura! Ma già il solo fatto di esserci è gratificante.

Ci può parlare della produzione del film e se è prevista una distribuzione?
Alessandro Capone: La produzione del film è stata montata da Massimo Cristaldi che ha dimostrato un coraggio da leone muovendosi fuori dagli schemi e riuscendo a portare a casa una vera coproduzione europea, insieme a Mark Hammond, un giovane produttore newyorchese. Insieme non hanno mai mollato e alla fine tra mille difficoltà il film è arrivato in porto. La distribuzione del film è la Eagle Pictures e credo usciranno verso febbraio.

Come si può migliorare la distribuzione delle pellicole italiane in sala?
Alessandro Capone: Dico sempre che è difficile fare un lavoro...non mi addentrerei nei meandri distributivi.

Come considera l'attuale panorama cinematografico italiano?
Alessandro Capone: Trovo che il nostro Paese si racconti poco. Troppi corti pochi lunghi... Quello di cui sono convinto è che ci sono certamente tantissimi talenti che non hanno la possibilità di esprimersi. Non posso credere che in Italia il cinema sia finito come dicono tanti. Bisogna lavorare e lottare per cambiare le cose come è accaduto in Francia e in Spagna.

22/10/2007

Simone Pinchiorri