Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di regia del documentario "Kill Gil (Vol. 2 e ½)"


Note di regia del documentario
A Novembre, il 19 per l’esattezza, sarà il 4° anniversario delle mie disavventure legate alla salute. Con "Kill Gil (Vol. 2 e ½)" si chiude la trilogia con la quale ho cercato di trasmettere agli altri quello che mi è successo, sia esteriormente che dentro la mia testa. L’ho fatto col linguaggio a cui sono abituato, quello del documentario o, se vogliamo essere più precisi, con la formula del video-diario.
Con questo si chiude, e questa volta per davvero, il mio narrare di me stesso. Come ho già detto e qui ribadisco, farò
KG3 solo se torno a camminare, cosa che per lo stato attuale della medicina è assolutamente impossibile. Certo, rimane la mia speranza in un miracolo, ma sopratutto la voglia di vivere questa condizione nel modo migliore possibile.
È ora per me di tornare a raccontare di fatti altrui, cosa che in parte ho già fatto realizzando in questi ultimi diciotto mesi documentari che nulla avevano a che fare con me e con la mia malattia: "El Sur De VueltaI", un road documentary sul Sud del Libano un anno dopo l’ultima guerra. Di questo film ho fatto da supervisore sia alla produzione che alla regia, telecomandando il tutto dal mio letto. Prima però avevo realizzato due documentari in prima persona, un corto di 15 minuti per Raisat Cinema World sulla mia partecipazione al Festival documentaristico di Al Jazeera a Doha nel Qatar e prima ancora un film/concerto in alta definizione su na performance della Dizzie Gillespie Jazz Band. Presto sarò fuori dall’ospedale ed ho mille progetti tra i quali un film in stretta collaborazione con Rai Cinema, L’Indiano Con-Turbante, una commedia romantica che, insieme a Stefania Casini, dovrebbe vedere il mio debutto alla regia di un film cinematografico.
È strano come Einstein avesse ragione e tutto sia relativo a seconda del punto di vista: quando seppi che non avrei più camminato provai un’immensa e giustificata tristezza. E vidi nella sedia a rotelle uno strumento di tortura. Ora che sono a letto da tanti mesi la sedia a rotelle rappresenta per me un sogno bellissimo.
Sento un gran bisogno di normalità anche se mi rendo conto che ciò che rimane della mia vita, nel bene e nel male, non sarà poi tanto normale.
Ho perso le mie gambe ma ho trovato tanti amici e tutto sommato credo che sia stato un buon affare. E per onestà nei confronti dei miei amici e della mia famiglia non mi resta che fare il meglio che posso prendendo la vita un giorno alla volta.

Gil Rossellini