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Berlinale 2009: Presentato "Haiti Chérie" a Berlino


Berlinale 2009: Presentato
“Haiti Chérie”, ultima proiezione italiana alla Berlinale, sempre all’interno della rassegna del Kulinarisches Kino, anche se il film di “culinario” ha ben poco; sarebbe stato meglio includerlo in una delle due sezioni Panorama o Forum. Il film di Claudio Del Punta, prodotto senza alcun finanziamento esterno, da Arethusa Film ed Esperia Film, presentato nel 2007 al Festival Internazionale del Film di Locarno, dove ha vinto il premio della “Giuria Giovani”. Un film coraggioso privo di star e dunque non da “da tappeto rosso”, dunque difficilmente commerciabile, escluso anche da altri festival importanti. Attualmente è distribuito in Italia e in Francia.

Il film è ambientato molto realisticamente al di là delle belle spiagge dei villaggi turistici della Repubblica Dominicana, nelle batteys, le baraccopoli ai margini delle piantagioni di canna da zucchero prive di energia elettrica e acqua corrente, dove sono ghettizzati gli immigrati haitiani che lavorano in disperate condizioni di sfruttamento come tagliatori di canna. I protagonisti principali sono proprio due di loro: Jean Baptiste e Magdaleine, una giovane coppia, che dopo la morte del suo neonato, tra varie peripezie decide di ritornare a Haiti, anche se consapevole di ritrovare una situazione non migliore di quella attuale o di quella che si sono lasciati alle spalle sfuggendo alla miseria e alle milizie della dittatura haitiana. Sebbene rassegnati, ai due giovani - ognuno a modo suo - rimane il sogno di cambiare la loro condizione di vita. Oltrepassato il confine, li aspetta la tragedia.

Claudio del Punta, regista che fin dai suoi primi film è interessato a “nuove realtà” (ha girato vari documentari nei Caraibi), ha girato il film tra mille difficoltà in lingua kryol (creolo-haitiano) con attori non professionisti, nei luoghi originari, direttamente nelle baraccopoli e nelle piantagioni di canna, dove è stato interrotto più volte dalle guardie dei latifondisti. La storia della sfortunata coppia rimane un pretesto per denunciare documentaristicamente una drammatica realtà. Per il regista, il film è “un muto grido di dolore di un paese in ginocchio”: infatti, sia Haiti che la Repubblica Domenicana con le loro gravi problematiche sociali e politiche sono dimenticate completamente dall’occidente, nonostante siano proprio l’Europa e gli USA i maggiori importatori del loro zucchero.

11/02/2009, 12:38

Cuni Ploner