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"Il Prossimo Tuo", un film nobile perchè introspettivo e vero


Il terzo lungometraggio di Anne Riitta Ciccone è un'opera decisamente pregevole per la sua capacità di introspezione e di poesia, per il quadro autentico ed inquietante che riesce a dipingere di una parte della nostra società. Un film così raro, in grado di emozionare e risvegliare, merita senza nessun dubbio la visita.


E’ uscito venerdì nelle sale, purtroppo solo con sette copie, “Il Prossimo Tuo”, terzo lungometraggio di Anne Riitta Ciccone anche sceneggiatrice di film come “Benzina” di Monica Stambrini e “Voce del Verbo Amore” di Andrea Manni. Il film è stato girato in nove settimane con un budget di 2.100.000 euro.
Non si è svolta una conferenza stampa del lungometraggio, che è stato presentato alla 3. Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione “Extra, L’Altro Cinema” ed ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura al Festival del Cinema Indipendente di Foggia, ma ieri, sabato, il sottoscritto ha incontrato Anne Riitta Ciccone per un piacevole colloquio durato più di un’ora e continuamente interrotto dal suo cellulare che squilla; uno tra gli interlocutori che richiamano la sua attenzione durante il nostro incontro è Giuseppe Piccioni che si complimenta per il film appena uscito. Siamo a Trastevere, all’angolo con vicolo Moroni dove è sito il cinema “Intrastevere” che proietta “Il Prossimo Tuo”, di fronte ad un aperitivo e nel bel mezzo di uno dei quartieri più affascinanti della capitale che inizia ad animarsi per un’altra affollata serata tipicamente romana...


“L’idea del film”, confida Anne Riitta Ciccone, “mi è venuta in treno, ai tempi degli attentati terroristici avvenuti a Madrid. A tutte le stazioni la polizia saliva per controllare i viaggiatori, così ho iniziato a pensare che questo atteggiamento non poteva che provocare uno stato di paranoia che avrebbe presto potuto contagiare tutto il mondo allargandosi a macchia d’olio. E così il mio film racconta storie di persone in distonia con il mondo e con il prossimo, a Roma ma anche a Parigi ed in Finlandia, in un generale contesto di paranoia e di sospetto nei confronti dell’altro e di tutto quello che ci circonda. Quello che accomuna i personaggi del film è il fatto che hanno tutti subito in passato violenze fisiche o psicologiche che hanno immancabilmente segnato le loro vite tanto da spingerli a vivere in solitudine rifiutando gli altri. L’unico personaggio che trova la fede, Gabriel, è visto come un folle tanto che è portato dallo psicanalista; una reazione simile è concepibile solo nei tempi in cui viviamo. Io per esempio non sono credente, ma invidio senza dubbio chi riesce a trovare certezze nel momento storico attuale”.
“Già scrivendo ho cercato di privilegiare le emozioni dei personaggi”, ha continuato la giovane cineasta. “perché sono i sentimenti umani che mi interessano e le mie intenzioni sono di arrivare davvero al cuore di chi vede il mio lavoro. Nonostante questo mio stato di estrema partecipazione alle storie narrate nel film non c’è niente di autobiografico, nel mio lavoro tutto nasce dall’osservazione delle persone che incontro, conosco o osservo per la strada. La sceneggiatura è stata scritta in un paio di mesi, poi, dopo essere stata sottoposta ai produttori finlandesi ed ai consigli di un editor, è abbastanza cambiata tra la prima e la terza versione”.
“Mi piace molto lavorare con gli attori”, precisa Anne Riitta Ciccone, “ho molto rispetto di loro perché sono i miei strumentisti. In un’orchestra le figure che portano questi nomi eseguono note suonando il loro strumento appunto, nei film gli attori recitano “suonando la loro anima”, entrando nel personaggio che è loro richiesto. Sempre dal punto di vista del mio apporto di cineasta uso la cinepresa prima di tutto al servizio delle emozioni, le inquadrature che faccio sono quindi pensate e costruite secondo il tempo ed il ritmo della cognizione emotiva del personaggio, per facilitare così l’immedesimazione dello spettatore. Poi dal punto di vista tecnico in generale personalmente mi piace la pulizia formale, e le inquadrature larghe che fanno un po’ il quadro del paesaggio in cui si svolge la scena; non mi piacciono molto i primi piani (ed infatti non se ne ricordano nel film), li trovo perlopiù poco rispettosi e quasi insulsi nei confronti degli attori”.

Il film di Anne Riitta Ciccone è un’opera pregevole e nobile innanzitutto perché non accetta compromessi nei confronti della sue intenzioni introspettive. “Il Prossimo Tuo” è infatti un lungometraggio capace di andare davvero a fondo delle psicologie dei personaggi narrati, raccontati con partecipazione e sensibilità davvero rare. La regista, nata in Finlandia ma italiana almeno d’adozione, costruisce un quadro estremamente realistico dei nostri giorni, ci porta all’attenzione alcune vite della parte più bistrattata ed incompresa della società mondiale, quella che ha volontariamente deciso di alienarsi e chiamarsi fuori perché delusa da un esistenza che non solo non ha saputo venirgli incontro ma si è rivelata perlopiù nelle sue contraddizioni crudeli e nella sua almeno apparente insensatezza, non ha saputo o non ha voluto essere prodiga, oppure semplicemente il caso è stato tale, e quindi per tutti i personaggi narrati non vale più la pena di rischiare ma l’unica possibilità rimane lasciarsi sopravvivere in attesa non è certo chiaro di cosa. Ed invece, magicamente ed inaspettatamente, sarà proprio la sfera dell’altro a dimostrarsi risolutiva nei confronti dei superamenti dei blocchi biologici ed anche esistenziali che si sono rivelati a prima vista insormontabili per tutte le piccole e grandi esistenze narrate nel film.
“Il Prossimo Tuo”, oltre che realistico, inquietante e toccante, è un’opera magica e poetica, catartica e allo fine anche propositiva perché spiazzante nei confronti del cinismo doveroso in tutta la prima parte del lungometraggio. Il finale, con la bellissima immagine del personaggio di Eeva che, privato di ogni orpello, si lascia andare alla morbida e grandiosa bellezza della natura sconfinata ed incontaminata, è infatti un immagine, un quadro appunto, che rimane fortemente impressa e che restituisce la speranza della libertà e anche del possibile appagamento nei confronti di un ordine, o di disordine (a questo punto quasi non importa), delle cose, un orizzonte improvvisamente a portata di mano e con cui è quindi possibile riappacificarsi e rilanciarsi.
Il lungometraggio di Anne Riitta Ciccone è quindi senza dubbio un film a cui è doveroso dare fiducia; chi possiede un minimo di sensibilità o di voglia di emozionarsi non potrà sicuramente evitare di apprezzarlo in un contesto biologico come quello in cui viviamo in cui si è incredibilmente dimenticato il valore della poesia e della bellezza in nome di quello, estremamente più squallido, patetico e falso, dell’apparenza e della vacuità. Se il film è in programmazione nella vostra città andate senza dubbio subito a vederlo. Altrimenti ci sentiamo di consigliarvi, per una volta almeno, una sanissima e poetica follia; salite su una macchina, un treno o addirittura un aereo, e anziché raggiungere una località turistica eleggete a vostra meta un luogo dove “Il Prossimo Tuo” è proiettato. Ecco una mappa che potrà essere utile al fine di una gita anomala, dal sapore tutto intellettuale, una vacanza intelligente che potrebbe rischiare di diventare di moda per le sue originali novità poco perseguite dalla massa; il film è per il momento in programmazione a Roma, Fiumicino, Torino, Moncalieri, Ancona e Bari. Vi auguriamo davvero buona visione e, se necessario, buon viaggio.

21/06/2009, 19:39

Giovanni Galletta