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"Cosa Voglio di Più": l’amore ai tempi della crisi


Il nuovo film di Silvio Soldini conferma, e non ne avevamo dubbi, il cineasta milanese come uno degli autori più affermati e degni di portare questo nome. La sua capacità di delicatezza e nobiltà della narrazione e la preziosa resa tecnica sul grande schermo fanno del suo ultimo film un’opera da non perdere.


"Cosa Voglio di Più" è l’ottavo film di Silvio Soldini, senza ombra di dubbio uno degli autori italiani più affermati e degni di portare questo nome.

Il suo ultimo lungometraggio che arriva venerdì nelle sale pone all’attenzione una vicenda apparentemente già vista, ma è il modo con cui il cineasta milanese la porta sul grande schermo che rende la sua ultima fatica un’opera per cui vale sicuramente la pena affollare i cinema in cui verrà proiettata. E’ infatti la delicatezza, la coerenza, la nobiltà e la capacità di introspezione del regista che rende non solo interessante ma pregevole una storia semplice che solo apparentemente non ha troppo da raccontare.

"Cosa Voglio di Più" mescola inizialmente l’intimismo di base con cui è narrato, contesto consueto delle vicende dei film di Silvio Soldini, al sottofondo di una sottile leggerezza un po’ scanzonata che pare a tratti ricordare quella già raccontata in "Pane e Tulipani" o in "Agata e la Tempesta", qui sottolineata grazie alla esuberante simpatia di un personaggio di contorno come quello interpretato da Fabio Troiano o quello più centrale impersonato da Giuseppe Battiston, al quarto film con Soldini. Procedendo nel suo stile tecnico rigoroso e sempre coerente il film si fa più introspettivo anche se senza mai spingere troppo sul versante del dramma. La passione travolge i due personaggi protagonisti che si scoprono imbrigliati nei meccanismi di una vita già troppo conosciuta e non più in grado di dargli quello che veramente vogliono di più, e cioè quello che banalmente desidera qualsiasi essere umano in grado di desiderare di vivere e non solamente di sopravvivere, la felicità ovviamente. La passione di Anna e Domenico diventa quindi una molla per ritrovare sé stessi e l’amore per la propria presenza nel mondo.

"Cosa Voglio di Più" quindi, come ha egregiamente precisato in conferenza stampa il critico cinematografico Marco Spagnoli, è un film che parla della ricerca della felicità e della propria dimensione esistenziale nel mondo. Per raggiungere questo traguardo i protagonisti, dal momento in cui si conoscono, si trovano a porsi infatti ben pochi dilemmi moralistici e si scoprono a raccontare bugie ed a ricercare squallide coperture pur di trovare il tempo per stare insieme. Ci riusciranno ma si troveranno a fare i conti con i problemi relativi al loro esistere appunto.

L’ultimo film di Silvio Soldini si rivela infatti un’opera cinematografica incentrata sulla paura di vivere in un mondo dove il futuro è la cosa meno pragmatica che esista. Alcune domande paiono assillare i personaggi protagonisti durante e alla fine della loro vacanza, o per meglio dire fuga, in Africa. Che ne sarà di noi? In che modo le nostre scelte segneranno parzialmente o addirittura totalmente la nostra vita? Non vale la pena davvero pensarci sino in fondo prima di rischiare di perdersi in un orizzonte in cui le tracce della strada potrebbero essere improvvisamente ancora meno identificabili rispetto al presente? Il dialogo del prefinale nella camera dell’albergo rimane infatti uno dei momenti migliori, e più poetici e toccanti, del film.

Se c’è un problema narrativo in "Cosa Voglio di Più" può essere rintracciato nel fatto che la sceneggiatura non va mai troppo a fondo delle psicologie dei personaggi (la scena del pianto di Anna con l’amica è solo una piccola e non sufficiente oasi in questo senso), mantenendosi così sui binari di un racconto certo obiettivo e coerente ma mai davvero caloroso ed un po’ cerebrale e quindi abbastanza distante dalle emozioni che avrebbe invece potuto suscitare, capacità nella quale Soldini si è dimostrato ampiamente capace soprattutto nei suoi primi film, in modo particolare in quello che ancora si può considerare il suo capolavoro e tuttora uno dei film in assoluto preferiti dal sottoscritto, "Le Acrobate". Anche i personaggi di contorno del nuovo film del cineasta milanese non vengono eccessivamente valorizzati ed infine lasciati a sé stessi come è il caso dell’Alessio, del Bruno, della Miriam e dell’Ines interpretati rispettivamente dai bravi Giuseppe Battiston, Fabio Troiano, Teresa Saponangelo e Gisella Burinato, ma quest’ultima intenzione è probabilmente voluta e forse dovuta al fatto del minutaggio già abbondante del lungometraggio.

Soldini non manca comunque di raccontare bene, con puntuale lucidità ed obiettività, tutti i personaggi del film, compresa la bambina interpretata dalla piccola Francesca Capelli. Anna e Domenico poi sono due “anime divise in due” (titolo di un altro film del cineasta milanese), come il cinema italiano mai abbastanza ha raccontato. Il finale del film poi non manca di lasciare il segno non solo per la sua originalità ma anche per la sua capacità di personalità, per la sua coerenza nel rimanere sui binari della preziosa autorialità caratteristica di Silvio Soldini che da anni non manca di riproporre e rinnovare, con preziosa periodicità, il meglio del nostro cinema. Di certo, continuare a raccontare le difficoltà soprattutto esistenziali della vita vera, nelle quali più o meno tutti si possono ritrovare, rimane il modo migliore per non tradire la vocazione più autentica della settima arte, quella della realtà e della sua riproposizione davanti ai nostri occhi.

"Cosa Voglio di Più è un po’ la continuazione del discorso iniziato con Giorni e Nuvole", ha dichiarato Silvio Soldini durante la conferenza stampa seguita alla proiezione del film. "Per cui il mio ultimo lavoro si può certo definire un po’ come l’amore ai tempi della crisi. Una mia amica un giorno mi ha raccontato la sua vita nel presente, e questa è stata la scintilla che ci ha portati a buttarci nella scrittura della sceneggiatura del film che avete appena visto. Io prediligo le storie che mi lasciano qualcosa", ha continuato, "ed il modo con cui abbiamo scritto il finale mi lasciava appunto delle emozioni e impreziosiva bene tutto il resto della vicenda che intendevamo narrare. La scommessa in generale è stata comunque quella di raccontare in maniera quotidiana ma non noiosa la routine della vita di tutti i giorni".

Alla luce di quest’ultima intenzione del regista possiamo ulteriormente definire "Cosa Voglio di Più" un film ben più che riuscito.

28/04/2010, 08:18

Giovanni Galletta