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Note di regia del documentario "Max"


Note di regia del documentario
"Max" è il ritratto ironico e scanzonato di una città, Modica, e di un suo figlio un po’ particolare: il cantante comico Mister Max. È la storia di un uomo di provincia, riuscito ad affermarsi come uno dei modicani più conosciuti nel mondo grazie alle sue bizzarre e originali composizioni. Da oltre quindici anni infatti Mister Max parodizza in dialetto siciliano i successi musicali sfornati dall’industria discografica italiana e internazionale, stravolgendo completamente il senso delle canzoni originali e trasferendole nel suo universo “paesano”. Tantissime hits musicali sono diventate così nelle sue mani delle divertenti ballate dialettali sui problemi di Modica: la spazzatura, la mancanza d’acqua, il traffico, tutte situazioni che nuovi «Giufà» di paese ingenui e un po’ imbranati cercano di affrontare generando sempre situazioni comiche e grottesche. Un ritratto d’artista, ma non solo. Perché raccontare Mister Max vuol dire raccontare Modica. Una città trasformatasi profondamente negli ultimi vent’anni e che si trova oggi radicalmente divisa in due: da una parte la statica e immutabile città vecchia – con le sue bellezze architettoniche e la nostalgia delle “glorie” passate – dall’altra la disordinata ma vitale città nuova del quartiere “Sorda”, nato dalla migrazione di gran parte degli abitanti dell’antico centro storico nella moderna periferia. Una città in cerca di identità, che trova nel personaggio di Mister Max l’esemplificazione del suo essere ibrido culturale tra vecchio e nuovo, così come il cantante è un misto di antica comicità popolare e nuovi modelli televisivi. Interrogando su Modica e su Mister Max tre raffinati intellettuali della “città vecchia” – lo storico Giuseppe Barone, lo scrittore Franco Antonio Belgiorno e il professore di latino e greco Michele Armenia – viene fuori il ritratto ironico di due comunità che non comunicano, con mentalità, culture e bisogni diversi. Una commedia a cavallo tra documentario e finzione, che ritrae due città e due «Italie» distanti, sospettose l’una dell’altra e piene di reciproci pregiudizi. Ma che troveranno, nel corso del film, l’insperata occasione per parlarsi e conoscersi.

Luca Scivoletto