Sudestival 2020

Note di regia del video "Roma"


Note di regia del video
Il filmato e un collage di immagini che ho raccolto nel corso di un decennio e la stessa cosa vale per il lavoro di Alvin Curran che ha composto la colonna sonora con frammenti e suoni registrati a Roma nel corso degli anni.
Con tutta la cultura che si ritrova, Roma sorprendentemente vuota, ha un vuoto chiassoso, sottomessa dalla sua stessa storia.
Il film va visto come una lunga soggettiva dell' impatto della citt sullo stato mentale di uno straniero. Non ci mostra la realt delle borgate o la vita dei quartieri, ma inizia l dove la confusione della citt comincia ad agire sulla psiche del visitatore, dove l'aspetto monumentale crea delle illusioni.
Fellini diceva che nonostante la natura imperiale, papale e fascista, Roma in realt una citt Africana. Questo lo spunto per la mia Roma che vuole essere la visione dello straniero che vive le contraddizioni della Citt. E' una visione nella quale dialogano il sacro e il profano, il volgare e il poetico, l'eterno e l'effimero per mostrarci una citt piena di fantasmi e memorie inafferrabili.
E' vero che i due danzatori, uno bianco e un nero, semi-nudi in una chiesa sconsacrata, possono dare l'impressione di un semplice dialogo di contrari tra il sacro e il profano, ma per me rappresentano la lotta per congiungere due tendenze in una sola figura. Sono il conflitto all'interno di una persona che cerca l'armonia.
Strutturalmente il film un trittico, come il Napoleone di Abel Gance e Chelsea Girls di Andy Warhol, e mette in gioco il linguaggio del cinema con quello della video arte per unipotesi di un cinema elettronico.
Mi viene in mente quanto diceva Anna Maria Ortese a proposito di Roma (La diligenza della capitale" in La lente scura, Adelphi) e che per me una sorta di sintesi di quello che ho voluto raccontare:
"Sono stata a Roma pi volte e sempre il pi grande spettacolo, quello pi pregno di domande, stato la sua folla, l'onda di carne che riempie le sue strade....il carattere sacro della citt visibile ovunque, in ogni punto della sua pelle, come un tatuaggio: l'urlo delle campane, le botteghe sovraccariche di immagini dorate e di chiese in miniatura per il turista; i poveri, i monchi, le finte madri, l'infanzia autentica, sottratta alla casa....E su ogni volto, come una luce ch' possibile in certi luoghi stregati, quell'aria d'insensibilit enorme, da lebbrosario, ch' la caratteristica pi sottile della citt; una insensibilit da cui non escluso n il ricordo n la compassione n il fremito, ma che si perde e impietra, per cos dire, nell'estasi..."

Theo Eshetu