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Teho Teardo: "Non faccio musica da commento, ma cerco di
descrivere la realtà con strumenti e metodi diversi"


Tra i più importanti compositori di colonne sonore del panorama italiano, David di Donatello per "Il Divo" ed autore della musiche di film di registi quali Andrea Molaioli (attualmente in sala con "Il Gioiellino"), Paolo Sorrentino, Guido Chiesa, Claudio Cupellini, Stefano Incerti e Daniele Vicari, Teho Teardo racconta le sue due più grandi passioni: la musica ed il cinema.


Teho Teardo:
Il compositore della colonna sonora, è una maestranza del cinema tanto importante quanto, spesso, misconosciuta. Quanto tempo ti ci vuole per realizzarne una e quanto tempo hai dedicato a “Il Gioiellino”?
Theo Teardo: Per “Il Gioiellino” ho lavorato più di un anno, ed in genere è un lavoro molto lungo. Si comincia con la lettura della sceneggiatura, che di solito arriva in una fase non definitiva. Spesso quando il regista inizia a girare, la musica c'è già, o almeno le idee principali che poi prendono forma. E' un processo molto lungo che segna circa un anno e segue il periodo di lavorazione del film, perchè deve sedimentare, depositare, ricominciare e tante volte si rimette tutto in discussione.

La tua avventura nel mondo del cinema comincia dieci anni fa. Per muovere i primi passi in questo ambiente ti ci è voluta una particolare gavetta o è stato un lancio ad occhi chiusi?
Theo Teardo: Il primo film a cui ho lavorato è stato “Denti” di Gabriele Salvatores e fino ad allora non avevo mai fatto cinema. Lavorando a quel film ho individuato la componente cinematica molto presente nella mia musica. Io esisto da molto prima, ho fatto il mio primo LP in Inghilterra a 17 anni, allora ero un bambino, e poi non ho mai smesso. Per me lavorare ad un film significa fare un album e solitamente le mie colonne sonore lo diventano. Per il resto, la gavetta non si finisce mai di farla, e anche lavorare all'ultimo film è comunque far gavetta.

Per comporre hai detto di partire dalla sceneggiatura, per poi “dirigere” spartiti e note. E' un azzardo affermare che un compositore deve essere anche un po regista?
Theo Teardo: C'è un rapporto drammaturgico che si innesca tra musica e immagini, e se funziona si risolve in quello che dovrebbe essere il film, che non è soltanto la pellicola finale, ma la coesione di entrambi gli elementi. Per cui penso lo si possa dire, perchè la musica ha anche questo ruolo.

Spesso si ha la sensazione che i tuoi brani non vengano utilizzati per accompagnare la scena, ma per creare contrasto e destabilizzare lo spettatore. Ne convieni?
Theo Teardo: Non faccio musica da commento, non ne ho mai fatta e non mi sono mai preoccupato di farla, perché mi interessa un altro tipo di narrazione. Siccome è diventato un codice assoluto, inventato in Italia e reso ineguagliabile dal lavoro di Morricone, credo non abbia senso avventurarsi ulteriormente in un contesto diventato già qualcosa di riconosciuto. Abbiamo una realtà diversa rispetto agli anni in cui Morricone splendeva particolarmente, e proprio perchè è diversa va raccontata in un modo diverso, con strumenti diversi e metodi diversi.

“La ragazza del lago”, “Il Divo”, “Una vita tranquilla”, “Gorbaciof” e ora “Il Gioiellino”. Hai lavorato a numerose pellicole con protagonista Toni Servillo e a volte pare di poter sovrappore il suo modo di utilizzare il volto in modo camaleontico, passando in un secondo da uno stato emotivo ad un altro, al tuo modo di concepire la musica, capace di passare dal violoncello al sintetizzatore. E' un caso?
Theo Teardo: E' un caso, ma forse fino a un certo punto. Il caso credo possa esser pilotato da analogie di percorso o da un comune sentire che riguarda un nucleo di persone che in questo momento sta cercando di rinnovare un linguaggio, non soltanto quello cinematografico ma anche quello musicale. E in questo caso, fare qualcosa che abbia un'autonomia artistica emotiva, sociale o politica del tutto personale è un'operazione quanto mai complicata.

I grandi compositori spesso si sono legati alle carriere di alcuni registi, penso a Rota con Zeffirelli o Fellini e a Morricone con Leone o Tornatore. Su cosa deve basarsi un tipo di collaborazione simile?
Theo Teardo: Deve basarsi su un comune sentire, e nel mio caso lavorando con autori quali Molaioli o Sorrentino, si è cercato di individuare dei percorsi narrativi che andavano affrontati in un modo non usuale, al di fuori di un codice preimpostato, dei veri e propri percorsi di ricerca.

In varie occasioni ti è capitato di lavorare alle colonne sonore per il cinema documentario. Che tipo di differenze ti capita di riscontrare nel metodo di scrittura?
Theo Teardo: Ho lavorato tante volte a documentari e in questo momento sto collaborando alla realizzazione del prossimo di Daniele Vicari. Ci sono delle tecniche diverse, ma il punto di partenza è analogo, quello di sapere che stai andando a raccontare una storia. Che poi questa storia diventi un documentario o un film di finzione, varia per alcuni aspetti tecnici o per la lunghezza dei tempi di realizzazione. In ogni caso mi piace pensare sempre alla storia quando ancora non ho visto nulla in modo da non impiantarmi in un meccanismo che non sia il mio.

03/03/2011, 21:55

Antonio Capellupo