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ACAB, un film di genere senza moralismi


Il regista Stefano Sollima e gli interpreti parlano del film sui celerini che escono dai binari e fanno della violenza la loro regola di vita. Da venerdì in sala.


ACAB, un film di genere senza moralismi
Alla conferenza stampa di presentazione di "ACAB - All Cops Are Bastards", l’esordio al cinema del regista televisivo di Romanzo Criminale Stefano Sollima, il cast sembra trincerarsi in un atteggiamento di “corretto distacco” cinematografico nei confronti dei tre protagonisti del film.
E come dargli torto. Cobra, Negro e Mazinga, interpretati da Pier Francesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini, sono i tre poliziotti di estrazione fascista, travestiti da gladiatori, abituati a ricorrere alla violenza per affrontare feroci ultras fuori dagli stadi italiani, sedare orde di lavoratori manifestanti ricorrendo al pestaggio, sgomberare campo nomadi e raddrizzare la schiena al romeno nelle periferie. E tutto al ritmo di musica rock, dai Chemical Brothers ai Clash ai Joy Division, per dare quel pizzico di adrenalina che in un film d'azione e violenza non guasta mai.

La pellicola, come sottolineato dal regista, non intende mettere sul banco degli imputati la Polizia. “Ho provato a fare un film di genere, intelligente, che raccontasse, attraverso il punto di vista dei celerini l’odio e l’intolleranza delle società in cui viviamo e dove tutti siamo alla fine vittime e carnefici di un sistema impazzito. È un poliziesco come quelli che venivano realizzati negli anni ’70”.
Piccole compensazione umanitarie in un film che riesce a scaricare su una società malata e che crea i suoi mostri la furia aggressiva dei tre celerini, incapaci di assumersi la responsabilità delle proprie azioni perché stabiliscono loro stessi la misura del giusto e decidono di ricorrere alla violenza contro chi non è come loro.

Moralismo? Non per Favino che in conferenza recita una filippica sulla differenza tra morale e moralismo. “E’ importante non confondere i due termini. Questo è un film che non giudica e senza generalizzazioni vuole raccontare fatti realmente accaduti - il G8 di Genova, la morte brutale di Giovanna Reggiani, l'uccisione dell'ispettore Filippo Raciti e quella del tifoso laziale Gabriele Sandri - senza cercare a tutti i costi nella storia i buoni e i cattivi”.
“Io di pregiudizi ne avevo e non ero l'unico” ammette Nigro. E per restare nello spirito di gruppo forte ed unito del film, anche gli altri attori poliziotti dichiarano come sia stato duro per tutti calarsi nei panni di coloro che ogni giorno vivono immersi in un’Italia sempre più attraversata dall’odio e da forti tensioni sociali e dove alla fine non è difficile contravvenire alle regole del bravo poliziotto".

Anche Carlo Bonini, che ha pubblicato il libro omonimo nel 2009, ha dovuto fare i conti con una parte di sé messa a dura prova dai racconti dei tantissimi celerini che ha incontrato e dichiara senza mezzi termini che l’unico “rischio morale” del film, come del libro, è di togliere la museruola al rottweiller che è in ognuno di noi.

E la polizia? “Per ora tutto tace. Né supporto né ostilità. Non hanno messo a disposizione forze o mezzi ma in nessun modo ci hanno ostacolato», dice Sollima.
E perché’ avrebbe dovuto. Come ha ripetuto con convinzione lo stesso regista in conferenza stampa“ il film non intende criminalizzare le forze dell’ordine”.

La recensione di cinemaitaliano.info

26/01/2012, 09:00

Monica Straniero