Sudestival 2020

Paolo Sorrentino: "Il mio film su Roma"


Paolo Sorrentino:
Come nata lidea di questo film?
Lidea si sedimentata in un tempo molto lungo, che inizia con le mie prime, timide incursioni romane, fatte da ragazzo, nella speranza di intraprendere da qualche parte lavventura cinematografica. Raccoglievo appunti, note, piccoli aneddoti su persone, eventi che gravitavano intorno a Roma, ma erano materiali informi, sfilacciati, esili e insufficienti per poter diventare una storia. Il pensiero insistente di questo film si rafforzato quando sono venuto a vivere a Roma. Poi, un giorno, apparsa lidea che mi consentiva di tenere tutto insieme: Jep Gambardella, un giornalista e scrittore dallo sguardo disincantato e sentimentale sulla sgangherata fauna del presente.
Unumanit variegata, contradditoria e anchilosata, elegante e volgare, squallida o proterva, della quale Gambardella riesce a cogliere una recondita bellezza. Scova, o prova a sorprendere, essendo parte in causa, la tenerezza che si cela dietro lamorale. I vari personaggi sono stati ispirati molto spesso dalla realt della Roma di oggi, ma sono stati poi ricreati nel gioco della fantasia. In questo senso, la citazione iniziale di Celine intende avvisare gli spettatori che assisteranno a un film dove il coefficiente di invenzione alto e che attraverso linvenzione, germogliata dalla realt, si spera di riuscire a restituire una realt altrettanto efficace ma cinematografica, coerente nella sua apparente disarmonia.

Ha voluto rappresentare una realt tipica di questa epoca o si tratta secondo lei di temi e situazioni eterne?
Naturalmente, penso che il presente non sia solo il parto del contingente, ma anche il frutto della persistenza indefinita dei sentimenti, delle difficolt e delle gioie delleterna commedia umana.
Senza dubbio, la volgarit e una percezione di decadimento dilagano nel presente, il senso di vuoto attanaglia lesistenza di una grande capitale, non esclusivamente Roma, ma le vite che vi si muovono dentro sono animate da dinamiche che tendono a ripetersi nel tempo. Gli smottamenti e gli slittamenti dellanimo umano sono impercettibili nei brevi periodi. Inoltre, mi sembrava allettante provare a raccontare come la volgarit, la decadenza, la sensazione del vuoto implica negli individui un atteggiamento duale: da un lato fa aleggiare la condanna morale, dallaltro esercita uninnegabile, ingestibile forza attrattiva. un vecchio gioco che non smette mai di essere attuale e concreto.

Che lavoro stato fatto sul copione con il suo co-sceneggiatore Umberto Contarello?
Ho iniziato a scrivere da ragazzo con Umberto, fin da quando lui era uno scrittore di cinema gi affermato e io soltanto un aspirante sceneggiatore con capacit ancora molto grezze. Umberto era pi grande e pi esperto di me e attraverso infinite chiacchierate mi ha aiutato a mettere a fuoco un mio mondo, propiziandone e stimolandone l'evoluzione. Inoltre, sotto la patina di queste conversazioni, si delineava il piacere della scoperta della complicit. In questo caso, il nostro stato un rapporto semplice e felice anche grazie al metodo che avevamo gi messo a punto in occasione della sceneggiatura del mio film precedente This Must Be The Place. Il metodo consiste in una prima fase di chiacchiere, dove ci si concentra sulle suggestioni generali, sugli interessi, sui toni e poi io scrivo una prima stesura e Umberto la seconda e via di seguito, in un lungo lavoro di ping pong che dura fino allultimo momento utile, vale a dire fino al giorno prima dellinizio delle riprese.

Che tipo di sguardo su Roma c nel film?
Nei confronti dellarchitettura e dei luoghi che ho filmato, c lo sguardo di un turista incantato. Vivo stabilmente in questa citt da sei anni, ma rispetto alla sua bellezza mi sento sempre come un
visitatore sopraffatto dalla meraviglia. Eppure Roma una citt che lascia presagire impalpabili e indecifrabili pericoli, una sensazione di irrisolvibile, antico mistero, che ti pu far sentire fuori luogo. Ennio Flaiano diceva che vivere a Roma un modo di perdere la vita. una sensazione reale, che sta sempre in agguato, ancor pi subdola perch pu affiorare come una dolce sensazione.
Il grande tourbillon carnevalesco che si agita nelle notti di Jep si placa quando al termine della notte arriva lalba a Roma, e con essa il silenzio, solo allora il nostro protagonista subodora il sublime e allora tutto ricomincia con rinnovato vigore, perch sfiorato dallidea immortale di riuscire a far sposare il sublime con la sua necessit di scrivere. Questo il suo tentativo. Riuscirci, un altro mistero.

Con quale partecipazione emotiva ha affrontato i suoi personaggi e con quale criterio ha scelto i suoi interpreti?
Non c' mai un giudizio severo, nessun atteggiamento compassionevole, men che meno un impeto censorio o giudicante. Piuttosto, mi auguro, uno sguardo gentile e comprensivo, ma anche sincero, su unumanit che sembra naufragare. Per, dietro gli uomini alla deriva si annidano le note dolenti, le passioni strazianti, gli anfratti improvvisi di malinconia. Vale la pena, per me, raccontare tutto questo. Una delle impagabili meraviglie che offre il racconto cinematografico quella di provare a frequentare un sentimento e a trovare forme di bellezza dappertutto, anche nei luoghi scarnificati dai pi elementari principi estetici e morali. unimpresa che pu rivelarsi spiazzante e faticosa, ma anche profondamente libera.
Ho pensato a Toni dal primo istante. La nostra amicizia, la complicit, la sua dedizione totale che, tuttavia, non compromette mai la voglia di divertirsi e di incamminarsi insieme, appassionatamente, in unavventura, fa di Toni il mio interlocutore ideale per affrontare la scalata impervia di un film.
Oltre, naturalmente, alle sue inesauribili capacit di attore, sempre imprevedibili e inedite ai miei occhi.

Carlo Verdone e Sabrina Ferilli sono due attori-simbolo per Roma mostrati per una volta in una chiave per loro inedita e spiazzante."
Sono due grandi attori (cos come tanti altri interpreti di cinema e di teatro che ho scelto per il film). Hanno una fisicit considerevole, prorompente ed entrambi, al di l dellimmagine pubblica, possiedono delle nascoste note dolenti e malinconiche che erano perfette per i personaggi di Romano e Ramona. Difatti, hanno abbracciato i personaggi con una naturalezza e unessenzialit che raramente ho visto. Sembrava come se attori e personaggi, si stessero aspettando reciprocamente da molto tempo. Un appuntamento, forse, preso nella giovinezza.

Qual stato il criterio che lha guidata nella scelta degli altri attori?
Cerco molto semplicemente di scegliere attori bravi, adatti al ruolo, che siano intelligenti e disponibili ad affidarsi. Non sempre fruttuoso, per un regista, spiegare tutto a un attore. Alle volte manca addirittura il tempo. Questo deficit dinformazioni pu rivelarsi frastornante o frustrante per un attore, qualora non decida di fidarsi del quadro generale che nella mente del regista. In un film corale, dove il numero di attori molto alto, necessario per me che gli attori si lascino portare silenziosamente anche in territori del personaggio che sono ignoti per loro.

21/05/2013, 15:47

Lucilla Chiodi