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TFF31 - Spazio Torino, sei corti in concorso


TFF31 - Spazio Torino, sei corti in concorso
Bandini - Tragedia in Tre Atti
Come sempre vario, lo spettro dei cortometraggi proposti dalla sezione Spazio Torino del Torino Film Festival di quest’anno presenta sei pellicole tra i 7’ e i 19’.

Originale e ben riuscito Bandini - Tragedia in tre atti utilizza riprese amatoriali d’epoca per rievocare l’incidente occorso il 10 maggio 1967 al pilota della Ferrari Lorenzo Bandini durante il Gran Premio di Montecarlo. La scansione in vari episodi facilita la visione, accompagnata solo da un’efficace musica elettronica onomatopeica (che riproduce i suoni di motori, traffico, onde) e priva completamente di parole. Ci si aspetterebbe che i tre atti del titolo (“Tramonto”, “Una gita in costa azzurra” e “Il giorno della corsa”) rappresentassero la sostanza, ma in realtŕ tutto accade prima e dopo: nel preambolo “Fantasmi” immagini disturbate di traffico cittadino presentano il soggetto connotandolo giŕ di effetti negativi, e nell’epilogo (“Benzina”) assistiamo infine alla tragedia, da lontano, all’improvviso, con l’emozione cruda del “vero”. Non immaginiamo soluzione migliore per ridare vita a queste storiche riprese.

Carmine č figlio dei nostri tempi nei contenuti, ma č concepito come le comiche di una volta, stile veramente adatto a caratterizzare la storia che va a narrare. Un giovane “drogato di rete” passa le sue giornate attaccato al computer passando in modo compulsivo da Facebook, a E-bay, dai siti porno alle news, escludendo cosě chiunque dalla sua vita; fino a quando la connessione si guasta obbligandolo ad andare ad un internet point e incontrare il mondo fuori dalla sua stanza. Vincente la scelta di escludere i suoni e le parole d’ambiente lasciando alla musica il compito di dare il ritmo (particolarmente riuscito l’episodio iniziale sulle note dell’”italiana in Algeri” di Rossini, dove il montaggio segue fedelmente l’andamento della musica), fino a quando il finto mondo della rete non scompare (dopo qualche curiosa sovrapposizione) e quello vero prende vita anche attraverso le parole.

Girato in un sofisticato bianco e nero L’illusionista č il racconto in prima persona di un mago (perfetta la voce di Fabio Marchisio a metŕ tra il compiaciuto e il rassegnato) che oscilla tra ricordi, concetti (“la magia č una speranza”) e narrazione. L’intreccio tra riflessione del protagonista sul proprio ruolo (quasi un manuale dell’essere - non del fare il - mago) e gli accadimenti conduce ad un finale dove l’illusione invade il mondo reale diventando riflesso di ciň che accade sul palco del prestigiatore. Ad accompagnare il bianco e nero un tango di Piazzolla classico e suadente.

L’episodio vero al quale si ispira Chasing (Rincorrendo) ha l’epilogo triste di troppe storie di cui abbiamo sentito parlare e che non avremmo mai voluto accadessero. La forza di quanto accade č talmente pura nella sua durezza che forse la scelta di invadere lo schermo con una colonna sonora importante, tesa a creare empatia e tensione, non era necessaria. Conquista di piů il rumore del torrente (unico suono tra le tante note) che nel finale emerge come a ricordarci che non č stato un sogno ma la cruda realtŕ.

Finendo la visione de Il signore delle chiavi resta impressa un’immagine negli occhi: un uomo a metŕ tra una croce e un angelo vestito solo con uno stuolo di chiavi che lentamente cammina lasciando risuonare il metallo intorno a sé. Č la scena che precede l’ultima liberatoria inquadratura, ma rimanda, come il tramonto all’alba, al preludio del film, dove un bambino entra in un negozio di chiavi e sente un tintinněo fiabesco che lo incanta e lo cattura fino a diventare ossessione. In mezzo c’č il racconto un una follia ripresa in ogni interstizio del corpo e dell’anima, con una notevole potenza delle immagini. Un bianco e nero che quasi si colora.

Tre sketch girati nello stesso ambiente (un anonimo bar), con gli stessi personaggi ma in periodi diversi (Agosto – Inverno – Addio) compongono questa Trilogia dell’amore dove di amore se ne vede poco, lasciato com’č sottinteso nel primo episodio, distrutto nel secondo, e forse lenito nell’ultimo. Le immagini sgranate evocano i filmini amatoriali di qualche decennio fa, e le dinamiche tra gli avventori del bar e i gestori spaziano tra le classiche formule del genere.

30/11/2013, 08:00

Sara Galignano