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BERLINALE 64 - Bencini: "I Cavalieri, eroi contemporanei"


Intervista al regista, presente a Berlino 64 con il documentario "I Cavalieri della Laguna"


BERLINALE 64 - Bencini:
Come è venuto in contatto con la comunità di pescatori di Orbetello e come/perché ha deciso di raccontarli?

Avevo già parlato della loro bottarga di muggine in una puntata di una mia serie TV del 2006 "Terre d'Italia" prodotta per Rai Sat Gambero Rosso Channel, quindi, incuriosito, con il tempo ho deciso di approfondire.
L'esperienza di collaborazione con Slow Food mi ha portato a conoscere meglio la realtà della cooperativa e di alcuni meravigliosi pescatori. Quel loro costante prendersi in giro, il raccontarsi senza fronzoli, quella fierezza, quell'orgoglio del proprio mestiere, mi hanno dato l'input decisivo ad iniziare nel 2010 lo sviluppo del film.
Questi uomini, da generazioni, mantengono un legame strettissimo con la loro realtà che permette comunque ad un'intera comunità di vivere del proprio lavoro, tutelando, al tempo stesso, un ecosistema delicato che non sopporta l'invadenza dell'uomo e che quindi necessita di cura e attenzione.
Sono i veri eroi contemporanei, eroi sospesi tra un destino che rischia il tramonto e la volontà di non darsi per vinti, di continuare ad essere quella storia che è anche la storia familiare, dei padri e dei nonni. Mi viene di pensare ai Cavalieri come ad una possibilità, seppure fragile, che si offre ad ognuno di noi. Un esempio di riscatto verso un occidente omologante che ha fallito in pieno il suo obbiettivo.
Per me è fondamentale mettere in luce e promuovere sistemi di produzione alternativi che diano soluzioni sostenibili al sistema attuale. La logica delle piccole realtà locali come questa, in un mondo globalizzato fatto di cifre astronomiche, può sembrare insignificante, anacronistica, eppure secondo il mio punto di vista è l'unica via percorribile, se si vuole ritrovare un rapporto armonico con la nostra madre terra.

È stato semplice entrare in confidenza con loro, farli raccontare davanti alla macchina da presa?

Non è stato facile all'inizio, sono persone burbere, ma con il tempo, stando con loro, diventando uno di loro, si sono aperti senza problemi, perché hanno capito che stavo facendo un lavoro diverso dagli altri che mi avevano preceduto, ero più interessato a loro e alle loro storie che al prodotto finito, sono entrato in relazione con quel rispetto e ammirazione che non si aspettavano, che è lo stesso approccio che ho utilizzato per costruire la linea narrativa del film.

Quanto è durata la lavorazione?

Ci sono voluti 3 anni per portarlo a termine, 20 giorni di riprese con 30 ore di girato, e 2 mesi di post produzione.
Il tutto è stato costruito su una sceneggiatura di massima, molto aperta, flessibile, che è stata riscritta 3 volte, proprio perché le situazioni che avevo previsto in fase di pre-produzione sono cambiate, alcuni personaggi sono andati in pensione, altri non hanno funzionato come mi aspettavo, altri ancora si sono dileguati, per fortuna ho conosciuto altri soggetti che però mi hanno portato in altre direzioni. Insomma una sceneggiatura in divenire, che si è adattata a quello che successo al momento.

La tematica ambientale, sia per l'inquinamento sia per la diminuzione del pesce, è affrontata soprattutto nel finale: come mai questa scelta? Quanto è grave la situazione?

Ho voluto trattare questa tematica nella parte finale, per chiudere il cerchio, far capire che alla fine di un percorso di smarrimento c'è il conto da pagare.
Questa comunità opera in un contesto molto complesso e delicato, sempre al limite del collasso, in cui tutti gli interventi per trovare un equilibrio, portano a nuovi cambiamenti nell'ecosistema e di conseguenza a nuove problematiche da affrontare. Per certi versi, gli ambienti lagunari sono degli esempi anticipatori di quello che può succedere in territori più ampi.

Da anni ormai collabora con Slow Food, e a Berlino il suo lavoro è inserito in una sezione speciale dedicata al tema. Quanto e come pensa il cinema documentario (e non solo) possa aiutare in questo senso le giuste 'politiche' in tema di cibo?

Se consideriamo che la produzione industriale di cibo, oltre a inquinare terra e suolo, impiega una quantità di energia dieci volte superiore a quella che produce, che getta via il 50% del cibo prodotto contribuendo al problema della fame e allo stesso tempo della diffusione di malattie come l'obesità e il diabete, che ha distrutto il 75% della biodiversità in campo agricolo e che contribuisce per il 40% alle emissioni di gas serra, si può ben capire quanto sia importante l'argomento.
Il cinema documentario in questo momento è l'unico che può trattare certe tematiche liberamente contrapponendosi al modello imperante. Far capire alle persone che con l'acquisto di un buon prodotto biologico locale ci guadagna in gusto, in salute, in qualità dell' ambiente, in posti di lavoro dignitosi, e che si salvaguarda la tradizione e la cultura del luogo, non è facile da raccontare.
Quindi è fondamentale per il settore insistere su queste tematiche in modo da influenzare le scelte politiche delle persone. Questa secondo me sarà la sfida del prossimo futuro.

14/02/2014, 13:00

Carlo Griseri