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Note di regia del mediometraggio "Trappola"


Note di regia del mediometraggio
E’ un film di 45 minuti e narra la storia di due ragazzi che sono in cerca di un’ambientazione dove poter girare il loro film amatoriale. Proprio quando stanno per gettare la spugna, si imbattono in una location adatta ai loro scopi: si tratta di una casa di campagna isolata, abitata però da due anziani un po’ matti. Questi due, dopo aver acconsentito ai giovani di girare il loro film, li intrappolano dentro l’edificio. Inizia così un gioco al massacro; una escalation di tensione, dove non si riesce ad individuare la linea di confine tra lo scherzo di cattivo gusto e la malvagità.
E’ un film (precedente a “Il viaggio”) nato anch’esso per caso. La finzione, ricreata nell’incipit rispecchia esattamente la realtà dei fatti. Due ragazzi (io e il mio amico Marco Geminiani), invece che andare all’università a Bologna, ci imbattiamo in questa casa di campagna, dove veniamo a contatto con questi due anziani (conoscevo già uno di loro) proprietari di questo casale contadino in mezzo al nulla. Decido di farli recitare ed avviene la scintilla, nonché il miracolo.
Questi due vecchietti sono degli assi della recitazione, e sembrano divertirsi anche molto, di conseguenza.
Detto fatto. Colto da fulminante entusiasmo cerco di buttare sulla carta un canovaccio da seguire durante le riprese, dal quale gli anziani attingono in piccola parte, riuscendo a metterci sempre di più ad ogni inquadratura.
E’ il film che mi sono più divertito a girare. Girato e montato nell’arco di soli tre mesi, con mezzi completamente amatoriali (soltanto una videocamera MiniDV) e in totale libertà, senza che nessuno ti dica giorno per giorno “alla tal ora chiudiamo e sgomberiamo” oppure “sei in ritardo coi tempi, accelera”. Niente di tutto questo. Oggi, invece, nel cinema “grande” ovvero professionale, sono cose che frustrano molto la creatività e ti spingono a correre forsennatamente, perdendo di vista molte cose fondamentali.
La casuale alchimia che si è venuta a creare con i protagonisti, mi ha permesso di girare, negli anni a venire, anche la mia opera più ambiziosa (“Il viaggio”).
In “Trappola”, ad un certo punto, sono stati i protagonisti stessi a spingermi ad andare avanti. Mi telefonavano quasi tutti i giorni chiedendomi “Alòra incù, sa fasén?” (“Allora oggi, che facciamo?”).

Alessandro Tamburini