Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di produzione di "Take Five"


Note di produzione di
Take Five nasce come un film low budget caratterizzato da un impianto produttivo che può definirsi di tipo teatrale-documentaristico.
A giustificare – meglio, a rendere possibile – questa via produttiva, hanno concorso non pochi elementi. Un intreccio fatto di ragioni di tipo narrativo, o comunque espressivo, e altre di ordine tecnico e organizzativo.
Si tratta di un film interamente ambientato in pochi e significativi ambienti, tutti riferibili alla medesima area geografica, quella del napoletano, e in un mondo, quello della piccola malavita organizzata, oggi con una fortissima identità “visuale” oltre che socio-antropologica.
Un mondo, quest'ultimo, raccontato da non pochi reportage giornalistici, documentari e/o speciali tv, ma non ancora, non almeno negli anni più recenti, “dal di dentro”, eccezion fatta per alcuni episodi del film Gomorra.
Il lavoro di preparazione è un'accurata ricerca sul campo, che coinvolge giornalisti e sociologi molto attenti al mondo della malavita e soprattutto al tema del linguaggio in essa presente, e si avvale della consulenza diretta di ex piccoli criminali che da anni hanno intrapreso un percorso “a ritroso”, collaborando con le istituzioni locali in aree sociali e di recupero di ex delinquenti.
Un secondo elemento di giustificazione dell’impianto produttivo è la scelta del regista, Guido Lombardi, di lavorare sul territorio con un gruppo di attori oggi tutti professionisti, la cui storia personale è fortemente intrecciata, per averla vissuta da vicino, con il racconto proposto. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di neo professionisti, la cui storia creativa è cominciata appunto con il film Gomorra e poi proseguita con esperienze televisive (del genere de La squadra) con una fortissima vocazione alla rappresentazione e un grande desiderio di mettersi in gioco. È stato possibile compiere un lungo e scrupoloso lavoro di selezione di volti e corpi e al tempo stesso lavorare con continuità sulle varie versioni della sceneggiatura con “prove aperte” che hanno avuto la caratteristica di veri e propri laboratori.
Take Five aspira a caratterizzarsi come film innovativo e a suo modo spettacolare. Orientato a una narrazione di tipo cinematografico forte.
Il budget del film è contenuto, dettato dalla consapevolezza della scarsità delle risorse pubbliche e private oggi disponibili per il cinema di qualità e dalla “difficoltà” di un film che, pur aspirando a una sua narrazione popolare attraverso il ricorso a figure retoriche del cinema di genere, è tuttavia interpretato da attori ancora non conosciuti presso il grande pubblico.
Una difficoltà che produttori e regista hanno deciso di difendere, fin dal primo istante, senza addolcimenti di sorta. Puntando sulle potenzialità internazionali della storia e sapendo che anche il pubblico italiano ha dato negli ultimi anni inattese prove di maturità quanto alla disponibilità a confrontarsi con soluzioni narrative e interpretative non convenzionali.
Insomma, nelle intenzioni dei suoi artefici, un piccolo-grande film. Con le carte in regola per frequentare la passerella di festival cinematografici importanti e, allo stesso tempo, per parlare a un pubblico vasto e differenziato.