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Note di regia di "Un Natale Stupefacente"


Note di regia di
Quando mi è stato proposto di prendere in mano il progetto del trentunesimo film di Natale della Filmauro, e di passare dal ruolo di sceneggiatore ricoperto negli ultimi due anni (per COLPI DI FULMINE e COLPI DI FORTUNA) a quello di regista sceneggiatore, non ho esitato un istante. Ho cercato di sfruttare al meglio le mie capacità: girando e curando la recitazione e la scrittura a modo mio, sperando di indovinare la giusta alchimia e la giusta freschezza. Sfiorando temi che mi divertono e che vedo costantemente riproposti anche da prodotti di nuova generazione italiani e stranieri, sia sul web che nei film per il cinema o per la tv. Lo scopo era quello di fondere la narrazione classica con i temi che lentamente stanno passando da prodotti più underground alla cultura pop: le famiglie, la complessità dell’affido, la libertà di espressione dei gusti sessuali, la comicità derivante dalla cultura degli stupefacenti, tutte cose che col tempo sono entrate a pieno diritto nel vocabolario popolare. Scrivere per i protagonisti Lillo e Greg, due artisti che seguo sin dai loro esordi, dei quali apprezzo il talento e l’intelligenza, è stato per me un grande piacere. Così come scegliere ad uno ad uno gli altri membri del cast, con cui lavorare è stato sempre piacevole, divertente e mai routine.

Quando hai un gruppo di attori intelligenti e talentuosi (Ambra Angiolini, Paola Minaccioni, Paolo Calabresi, Niccolò Calvagna, Francesco Montanari e Riccardo De Filippis) la fase delle prove e della ricerca della scena, nelle letture di gruppo prima dell’inizio delle riprese e poi sul set, è straordinariamente utile e fonte di nuove idee. È il momento in cui, come un sarto, stringi il vestito che hai confezionato adattandolo al corpo dell’attore, per aiutarlo a trasformarsi in personaggio. Il confronto con ognuno di loro è stato uno dei momenti più creativi e gratificanti. Non avevo mai girato un film comico prima d’ora, e sapevo che il linguaggio specifico della regia doveva servire al meglio tempi diversi da quelli della commedia romantica (con cui invece avevo avuto modo di misurarmi in precedenza). Far divertire gli spettatori è una delle cose più serie con cui mi sia mai cimentato: è difficilissimo, e il solo modo per riuscirci, a mio parere, è scrivere ciò che fa ridere noi per primi.