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GRETA SCARANO - In "Suburra" fino alla fine


"Roma? In questo momento la vedo difficile..." dice così l'attrice protagonista del film di Stefano Sollima, che racconta a cinemaitaliano la sua esperienza e il suo personaggio. In una Roma credibile e vicinissima alla realtà di questi giorni, Viola, questo il nome del suo personaggio, si muove alla ricerca di una giustizia del tutto personale. Suburra è in sala da mercoledì 14


GRETA SCARANO - In
Greta Scarano in "Suburra" di Stefano Sollima
Emergente o affermata? Greta Scarano è la protagonista femminile di "Suburra", il nuovo film diretto da Stefano Sollima ambientato in una Roma che va dai palazzi del potere alle periferie più degradate. Un personaggio sempre in equilibrio precario che però riesce ad avere una sua giustizia.

Un nuovo ruolo di ragazza ai margini, come l'hai affrontato?

"Con molto entusiasmo, mi offriva tante possibilità. Soprattutto quella che più mi attrae dei personaggi lontani da me, cioè poter esplorare mondi che altrimenti non conoscerei mai. Era un personaggio complesso, ma che ho sentito subito mio. Forse perché era così ben scritto".

Come ti sei trovata a lavorare con Stefano Sollima?

"Benissimo, già avevo lavorato con lui sulle due serie di Romanzo Criminale. Riesce a dirigerti con pochissime parole. Tiene moltissimo alla resa attoriale e quindi fa di tutto affinché gli attori possano dare il massimo. In questo senso ti offre tutti gli strumenti che ha a disposizione (dal supporto dei costumi, alla messa in scena) e riesce a farti credere che quello che stai vivendo non è un film, ma la realtà".

Un personaggio difficile ma che trova una sua folle strada.

"Un personaggio che sembra chiudere un cerchio. Una sorta di angelo della morte che fa giustizia laddove la giustizia sembra non possa arrivare. Alla fine, forse, lenisce un po’ i suoi tormenti".

Tu sei di Roma, come vedi la situazione della città in questo momento?

"La vedo difficile. Sembra che stia per esplodere da un momento all’altro. È impossibile prendere un mezzo pubblico, i marciapiedi luridi, il menefreghismo generalizzato e la cattiveria in strada. È una città veramente complessa, spesso penso che vorrei andare a vivere in campagna".

Che collegamenti riesci a trovare tra la roma di questi giorni e Suburra?

"È una domanda retorica?".

Abbastanza, ci ho provato... Hai lavorato a fianco di Alessandro borghi, un giovane emergente come te. cosa ne pensi?

"Quando ho visto il film la prima volta ero emozionatissima, soprattutto perché ho avuto la netta impressione che io e Alessandro fossimo riusciti a mettere in scena un amore puro, nonostante tutto il marciume, la corruzione, la tristezza e la follia che circonda i nostri personaggi, ma che evidentemente non li invade del tutto. Infatti Stefano ci disse: “Regà, abbiamo fatto un film romantico!”. Sono quindi molto felice della sinergia che si è creata e che ci ha permesso di ottenere questo risultato.

Un grande cast in cui sei riuscita ad inserirti perfettamente, come ti sei trovata con loro?

"Li ho praticamente sfiorati, in futuro mi piacerebbe confrontarmici più corposamente come mi è capitato con Favino per Senza Nessuna Pietà di Michele Alhaique. Sono tutti grandissimi attori ed è una fortuna far parte di un cast come questo".

Non ci sono in Suburra personaggi buoni. Ma la morale, il senso, si percepiscono lo stesso perfettamente. Non credi che nel cinema italiano ci sia troppo buonismo nel disegnare i personaggi e le situazioni?

"Io credo che nel caso di Suburra, Stefano abbia descritto un mondo, senza giudicarlo e senza affibbiarci una morale. Penso che il suo sia un racconto schietto e asciutto. Ma sono d’accordo con te, forse il cinema italiano ha bisogno di osare un po’ di più, penso che ci sia davvero bisogno di più film come Suburra".

15/10/2015, 15:54

Stefano Amadio